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sabato 20 settembre 2014

I draghi del FS





I draghi sono creature presenti in tantissime leggende, e rientrano nella mitologia delle più disparate culture. Non è quindi strano, che ancora oggi, essi siano protagonisti di moltissimi libri fantasy :)
Pensando a un drago, mi si manifestano davanti agli occhi diverse immagini... Prima di tutto quella “classica”, legata ai ricordi delle fiabe che leggevo da bambina, del drago simile a un grosso rettile, con grandi ali, artigli e fauci in grado di spalancarsi e lanciare poderose fiammate.
Oltre a questo, però, immagino anche il drago più benevolo, quello che ci arriva dalle tradizioni orientali: un lungo serpentone portatore di beni e fortune.
Dato che ultimamente mi sono trovata a leggere diversi libri che parlano di queste creature, ho pensato di chiedere direttamente agli autori fantasy di parlarci dei draghi, o meglio, di quello che questi esseri mitologici sono e rappresentano per loro:

- Prima di tutto, voglio sapere se avete mai visto un drago. E nel caso, come è stato il vostro incontro ravvicinato con la creatura?

Sì, se penso a una piccola lucertola nell’Outback (deserto) australiano, la bobtail goanna, piccola circa 20 cm e che, nonostante fossimo in macchina, ruggiva e mostrava la lingua viola, iniettata di veleno. Non è mortale per l’uomo, ma dopo il suo morso, ogni anno nello stesso periodo – così si dice – ritorna una macchia violacea laddove la bocca ha azzannato. Insomma, lascia un segno indelebile! Così come, l’aver incontrato un drago, ovvero un grande maestro, la persona che mi ha insegnato le arti marziali e tutto ciò che so sulla vita, il GM° Ivano Bonocore, lascerà per sempre un segno indelebile in tutto ciò che sono.

Purtroppo non ho ancora avuto l'onore di vedere un drago, ma sono certa succederà prima o poi! Probabilmente non ho ancora dimostrato di essere abbastanza giusta e saggia per avere questo onore. Prima o poi, però, mi farò un lungo viaggio a dorso di drago come il protagonista della Storia Infinita.

In tutta sincerità non ho mai visto dal vivo un drago; però mi sarebbe piaciuto incontrare una creatura come questa… purché a debita distanza di sicurezza e con tutte le protezioni antincendio del caso! Non si sa mai… :)

Potrebbe sembrare scontato rispondere di no, invece io rispondo di sì. Il mio primo incontro con un drago è stato reale, anche se non era in carne e ossa ma era su carta. Fermi tutti! Non vi sto prendendo in giro, l’incontro ‘reale’ è dovuto al fatto che era un vero libro che credeva fermamente nell’esistenza dei draghi. Sto parlando di un bestiario medievale dove queste creature erano classificate al pari di un cane o di un cavallo, come realmente esistenti.
La presa di coscienza di come un animale mitologico come il drago (ma anche altri animali come l’unicorno) fosse considerato reale è stato, per me, un vero e proprio colpo di fulmine.
Certo, l’aspetto era un po’ bruttino, vermiforme con una grande capoccione. Ma è stato entusiasmante lo stesso.

Ehehe, purtroppo me lo son perso! E adesso vedo draghi in ogni rettile che osservo, sia esso vivo o “fossile”. Del resto è dalla scoperta dei fossili di dinosauri che è nato l’antichissimo mito del drago.
A volte mi chiedo come sarebbe incontrarne uno; certo, se fosse Draco del famoso e meraviglioso Dragon Heart ancora meglio! Li amavo già quando ho visto quel film per la prima volta, e lì la mia adorazione è triplicata. Se vedete un drago fatemi un fischio! Come? No, quelli di Dragon Trainer non valgono, eccetto Sdentato: lui me lo porterei a casa! *_*

- Che lo abbiate visto o no, ora vorrei una vostra descrizione di come è fatto un drago...

Per me è un drago d’oro. Metà occidentale nella forma del muso e del corpo, ma senza le ali; è una grande lucertola con le scaglie, zanne e artigli. Vola per scelta, perché non sa fare altro. Si muove alla velocità del suo pensiero: pensa a dove vuole essere, e già è lì.

Un enorme rettile, che diventa via via più maestoso man mano che passano i secoli e i millenni. Ha quattro zampe, enormi ali e numerose corna. Il colore delle scaglie è molto vario e dipende spesso dal tipo di poteri in possesso del drago, dalla sua personalità e da molti altri fattori non chiari alle altre razze. Enormemente intelligenti – alcuni di essi sono tra i maghi più formidabili mai esistiti – e amanti di ogni tipo di tesoro, possono essere feroci nemici o potenti alleati degli umani, a seconda del carattere e delle azioni degli umani stessi. Molti di essi possono assumere forma umana con la magia.
Il drago della mia storia sembra piuttosto diverso da questa descrizione – ma forse col tempo potreste scoprire che lo è molto meno di quanto sembra!

Enorme, con squame lucenti e grandi ali, una lunga coda, un muso allungato e serpentino e occhi con iridi profondamente azzurre. Per me, grazie alla sua grandezza che lo spinge a non avere paura di nulla, è un po’ impigrito e sornione e possiede anche un’espressione che sta tra l’ironico e il serio. Un po’ come Sean Connery!

Bella domanda, è un argomento su cui si potrebbe scrivere un intero trattato.
Ovviamente ci sono varie interpretazioni, ci sono i draghi orientali, ad esempio, che sono serpentiformi, oppure le viverne che hanno quattro arti (due zampe e due ali), addirittura ci sono rappresentazione di draghi a due teste.
Io sono più per l’iconografia classica: quella con sei arti (quattro zampe e un paio di ali), corpo massiccio coperto di squame, grandi ali da pipistrello – che terminano in artigli affilati – spessi aculei che percorrono tutto il dorso in corrispondenza della spina dorsale, zampe dotate di artigli e testa provvista di corna.
Ovviamente esseri così corpulenti non potrebbero volare, quindi attribuiamogli comunque un corpo ‘massiccio ma non cicciotto’ e le ossa cave per poter alleggerire il peso.

Per i miei draghi mi sono attenuta rigorosamente al mito mesopotamico, anche se non ne condivido alcuni aspetti. La descrizione prevede un corpo di serpente coperto di scaglie, ali di pipistrello dall’apertura di circa quindici metri, quattro lunghe e robuste zampe di lucertola, affilati artigli d’aquila, collo lungo, corna di stambecco e testa di coccodrillo.
Seguendo un criterio anatomico che attribuisce ai rettili non più di quattro zampe, non sono d’accordo sul loro numero: dovrebbero essere due in quanto le altre due corrispondono alle ali.
Ma vogliamo sindacare sui miti? ^_^

- Da dove, la decisione di inserire la figura del drago nei vostri scritti?

Ne I Figli di Baal, la mia trilogia, ho inserito un drago femmina; importante sarà il suo cucciolo che crescerà con la figlia mezz’elfo della protagonista Victoria. Elfi e draghi: entrambi esseri antichi e mitologici. Eppure non è dal sangue che si fa il proprio destino, ma dalle scelte nel vivere quotidiano che ognuno fa. Anche un semplice essere umano – giorno dopo giorno – può diventare un drago. Basta avere un obiettivo, una via, e perseguirla.

Il drago è sempre stato la creatura fantasy che ho più amato fin da bambina. Per me una delle immagini più belle di un eroe fantastico era sempre stata quella del cavaliere a cavallo di un drago. Fin da quando ero piccola ho quindi sognato di scrivere una storia sull'amicizia tra un uomo e il suo drago: era quindi inevitabile che fosse uno dei cardini del mio primo romanzo!

Ho notato che questa creatura mitica appare di continuo in molte leggende e nella mitologia soprattutto Norrena e rappresenta il non plus ultra delle creature mitologiche conosciute nel mondo. Appare anche come incarnazione del male quando viene ucciso da San Giorgio e in molte altre rappresentazioni. Spesso viene visto come il male incarnato anche a causa della sua mostruosità (derivata dal serpente apparso nel peccato originale) e ho ritenuto dargli una nuova veste, questa volta, piena di umanità con pregi e difetti, al di là dei pregiudizi.

Come dicevo il mio amore è nato molto presto, appena entrata in contatto con le antiche credenze popolari. Da quel momento ho approfondito sempre più la conoscenza di queste creature utilizzando libri e manuali e, soprattutto, studiando le vere iconografie antiche e le leggende che ci girano intorno.
Ho inserito nei miei libri la figura del drago per poterli rendere reali e ‘viverli’. Non per ultimo, per togliermi lo sfizio, almeno con la fantasia, di poter volare su uno di essi.

Mi serviva una figura archetipica che inglobasse in sé il senso di mistero, ferocia, inesplicabilità e d’inarrivabile grandezza e arcana saggezza. Doveva rappresentare gli Albori del Tempo, l’ordine delle cose, l’eterno contrapposto alla ciclicità, la creatura a metà strada tra l’Uomo e l’Universo, tra l’Uno e il Tutto, Garante dell’Equilibrio, dove ogni Capostipite (il Millenario, per intenderci) rappresenta un elemento della vita. Tali elementi interagiscono con altri elementi secondari che, a loro volta, danno vita a una vera e propria discendenza di creature intelligenti. Sto spoilerando, perciò basta!

-E cosa rappresenta il drago, per voi?

Evoluzione, crescita, fermezza e determinazione. La consapevolezza che tutto ciò che accade è nella nostra mente, non fuori, ma dipende da noi. E, quindi, così come l’abbiamo creata, possiamo cambiarla, in base alle esigenze.

I draghi rappresentano una perfetta unione di opposti: la violenza della natura più selvaggia e la pazienza e l'immobilità delle montagne, l'aggressività di un predatore e la saggezza di un mago, l'indipendenza più fiera e la consapevolezza di far parte di un unico grande sistema naturale. Il drago rappresenta insieme la perfetta saggezza, frutto di una vita millenaria, e la potenza della natura nella sua espressione più grezza e vitale.

La forza che c’è in noi, la coscienza che sotto sotto ci parla (e che a volte non sentiamo ottusamente), ci ascolta, ci consola e infine ci sostiene proteggendoci dalle incursioni del male. Un essere con un immenso potere e di difficile comprensione. Insomma il mio drago rappresenta Dio, un dio che interviene con il suo calore paterno quando ci troviamo sperduti, senza una guida tangibile, una certezza, ogni giorno mentre affrontiamo le nostre paure e le nostre difficoltà umane. Un Dio sempre pronto a rivolgerci un caldo sorriso e che ci protegge nel Suo immenso abbraccio. Questo, per me, rappresenta il mio drago d’argento, Garudall.

È la rappresentazione della fantasia umana e anche della voglia di sognare.
Vi confesso che sono sicura che qualche strana creatura doveva essere realmente esistita che ha ispirato uomini ed è diventata così famosa.
È  una figura affascinante e il mistero che la circonda lo è ancora di più.

P.S. In realtà la descrizione dei draghi presente nei miei libri è venuta fuori da alcuni giochi dei miei figli, a cui ho aggiunto le informazioni sulle rocce, minerali e pietre preziose.





Come ho accennato poco sopra, nei miei libri i Millenari rappresentano le essenze elementari, primarie (Aria, Acqua, Terra e Fuoco) e secondarie (Folgore, Ferro, Vegetale e Nebbia Primordiale).
Ho attribuito loro questi valori perché per me il drago rappresenta la forza, il destino, il potere, la vita primordiale. Del resto, i dinosauri sono o non sono la più grande testimonianza storico-biologica dell’esordio della vita sulla Terra?


Ringrazio tutti gli autori per le risposte.
... E invito gli amanti dei draghi a leggere tutti i loro libri, ovviamente!


A cura di NoemiGastaldi

mercoledì 23 aprile 2014

Le Fanta-Interviste...!

Mara Fontana
Riferendoci al suo romanzo: La Guerra dei Grandi Tumuli

Ciao Mara, benvenuta. Parlaci di te, del tuo rapporto con il fantasy, delle tue letture preferite, e se queste in qualche modo hanno influito sui tuoi libri o sul tuo stile.
Ciao a tutti. Esordiamo con una rivelazione-bomba: non ho letto molti libri nella mia vita perché la passione per la lettura è arrivata un po’ tardi, dopo i trenta suonati. Mi sono appassionata da subito al genere fantasy perché è quello che ha sempre stimolato di più la mia immaginazione, ma leggo volentieri un po’ di tutto. La mia passione è sbocciata con i libri della Rowling, e poi si è allargata grazie a Lewis, Tolkien, Paolini, Ken Follet e, non ultimi, i miti e le leggende nordiche e celtiche.
L’approccio con il fantasy, in qualità di scrittrice e con intento professionale, è iniziato quasi in contemporanea con lo sboccio della lettura. Lo stile di partenza, pertanto, era un po’ un miscuglio tra il mio, acerbo e molto ingenuo, e quello preso in prestito dai libri. C’è voluto molto tempo e tantissima attività pratica per affinarlo e personalizzarlo.
Parlaci del tuo romanzo: di quale genere di fantasy fa parte, della trama e ell’ambientazione, se è un racconto singolo o fa parte di una saga.
Il sottogenere che più gli si avvicina credo sia l’epic ma, vi avverto, NON è ambientato nel medioevo. Non sarebbe carino, ma devo dirlo: ne avevo abbastanza del medioevo. Intendiamoci: resta un periodo storico seducente e misterioso, e il fantasy puro ne osserva tra l’altro le regole, ma io ho preferito creare il mio personale periodo storico, il mio bel mondo a metà strada tra la modernità rinascimentale e le tradizioni romane e celtiche. La Nuova Galatia, infatti, è una specie di paradigma di tutto ciò che mi ha sempre affascinata, ed è stata creata appositamente per ambientarvi tutti i nove libri della saga omonima.
La trama del primo libro è molto sfaccettata. Tutto parte e gira attorno alla storia di formazione di una giovane guerriera, che ha a che fare con problemi di vario tipo: dall’amore mal riposto, al difficile rapporto con il padre, passando per i dubbi sulla misteriosa morte della madre. Ma c’è molto altro, e non ci sta in poche righe. In sostanza, i personaggi sono tanti; le loro storie a volte si intrecciano, altre no, ma tutto poi conduce all’avvenimento più atteso: la guerra. Nel libro ci sono scene di battaglia, forse raccontate con poca dimestichezza tattica, ma vissute con introspezione attraverso le paure e le sensazioni della protagonista principale. E alla fine della guerra, ci sono un paio di colpi di scena che spiegheranno alcune cose ma che apriranno nuovi interrogativi, le cui risposte si troveranno tra le pagine dei libri successivi. È una saga, non posso raccontarvi tutto subito, giusto?

Se dovessi usare solamente tre aggettivi per descrivere il tuo romanzo, quali sarebbero questi aggettivi, e perché?
Sentimentale: ho scritto questi libri anche per dar sfogo alla mia inesauribile vena romantica... a volte eccessiva da nauseare persino me stessa. Siete avvertiti, perciò!
Machiavellico: c’è tanto, ma tanto, ma tanto di quel “sottotesto” (chiamasi così motivazioni e/o fatti di cui il lettore è ignaro, che si rivelano con il lento dipanarsi dell’intreccio) che a volte, quando bisogna sciogliere i nodi e dare un senso a eventi accaduti o a situazioni complicate, mi pento amaramente di essere così “calcolatrice”.
Introspettivo: amo l’animo umano, le sue debolezze, le sue incoerenze, i suoi dubbi. Amo narrare tutto questo; amo prendere ogni personaggio e metterlo a nudo, fin nell’anima, e mostrarvelo nel suo più intimo essere. Con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue bugie e le sue verità, con le sue sventure ed i suoi errori, con i suoi traumi e i suoi cambiamenti... con il suo sembrare e il suo poi essere, in divenire, nel tempo. Amo descrivere personaggi meravigliosamente imperfetti e farli interagire tra loro, per poi vedere cosa succede. Perché spesso mi capita di vederli prendere vita e sorprendermi; a quel punto, non sono più io a decidere cosa debba scrivere e cosa no, ma loro.

Qual è il punto di forza del tuo romanzo, l’aspetto che più lo contraddistingue, la scintilla che dovrebbe spingere il lettore a leggerlo?
Difficile a dirsi, i gusti sono così diversi: ciò che potrebbe sembrare a me un punto di forza, magari potrebbe risultare un difetto per qualcun altro. Ad esempio il ritmo narrativo: a me è sembrato efficace e dinamico, ma magari qualcun altro lo troverà monotono e noioso.
L’aspetto che lo contraddistingue sicuramente è l’amore, narrato tratteggiando le sue più minute sfumature. Per quanto riguarda ciò che accende e mantiene caldo e vivo l’interesse verso il mio libro, non saprei che dire perché forse risulterei di parte. Ciascuno di noi trova “la scintilla” in ciò che vede se solo lo osserva bene, perciò se proprio ne devo dire una, credo siano proprio i sentimenti e le emozioni dei personaggi. Sono le loro scintille a dover catturare il lettore e spingerlo a conoscere le loro storie. Ci sarà, tra loro, qualcuno nel quale si identificherà attraverso delle affinità. E il libro è pieno di situazioni in cui qualcuno potrebbe ritrovarsi: il cattivo che non è cattivo per davvero, o non lo è del tutto, in fondo. Il buono che non resta mai buono a lungo, perché, prima o poi, perde il lume della ragione. Tutto è relativo poiché tutto cambia, si evolve. Così ogni personaggio. Così ognuno di noi.

Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato, se vuoi aggiungere qualcosa, questo è il tuo momento.
Vi invito a leggere questo primo libro, e quelli che verranno, con una consapevolezza: ho lasciato poco al caso. Se ho scritto qualcosa, di qualcuno, che inizialmente vi sembra un’informazione superficiale, sappiate che potrebbe non esserlo. Perché niente è ciò che sembra. Dietro a comportamenti, eventi, discorsi stanno motivazioni e circostanze segrete, che possono essere solo fiutate e non rivelate: la saga è lunga, i fili devono partire per poi trovare un attacco al punto giusto. In definitiva, prima o poi tutto torna e, prendendo in prestito le sagge parole di Souhaun: “Tutto ha un senso, bisogna solo trovarlo, e deve esserci sempre un motivo per cui qualcuno fa o dice qualcosa. E quando le cose puzzano, ce n’è sempre uno grosso.”


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