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mercoledì 16 aprile 2014

Scrittura Creativa: La sovrastruttura del ritmo. Dell’ariete e del clifhanger.



La sovrastruttura del ritmo. Dell’ariete e del clifhanger.

Buongiorno, sono Walt Popester e sono qui per parlarvi dell’importanza del ritmo nella narrazione. Osserveremo la faccenda in maniera macroscopica andando a guardare la sovrastruttura di una storia, in questo caso un romanzo, e vedendo di volta in volta gli errori che è meglio non compiere e gli espedienti che vengono in nostro soccorso.
Entriamo subito nel vivo dell’argomento perché è proprio questo il primo consiglio: entrare subito nel vivo. Spesso si sente un nuovo aspirante, e presto aspirato, autore dire: “Ho iniziato il mio romanzo con sole duecentoventordici pagine riguardo gli usi et costumi del popolo di fracic-landia, delle loro ciclo delle stagioni, del loro sistema economico e, per la gioia del lettore, anche dei suoi dèi. Ma non ti preoccupare, a pagina seicentoventiquaranta ho messo una bella scena d’azione!”
Esiste un modo peggiore per iniziare un romanzo, ben inteso, nel tempo che stiamo vivendo? Probabilmente no. Equivale a intitolare il romanzo: ‘NOIOSO NON LEGGETE by Silvano Cheppallibus’.
A mio modesto giudizio sono passati i tempi de Il signore degli anelli dove potevi impiegare etti di pagine a inizio libro per descrivere la contea, gli hobbits e tante altre belle cose.  Adesso sa di già visto e i lettori ti molleranno, almeno quelli che non sono legati a voi da sentimenti di affetto e amicizia (e hanno tutte le loro ragioni) anche se solo per il fatto che non state facendo nulla di nuovo a differenza del più celebre esempio.
Non mi stancherò mai di dire che le prime pagine del vostro scritto sono quelle con le quali instaurate un rapporto con il lettore; se il lettore non lo prendi lì, lo hai perso. Non annoiatelo, non lì, non chiedetegli di seguirvi fino a metà libro dove forse accadrà qualcosa degno di essere ricordato. Se siete un esordiente al vostro primo romanzo, questa regola va moltiplicata per otto.
Stupite il lettore e fatelo subito. Avete una scena che toglie il fiato? Mettetela a inizio libro. Voi dite: “Ma come faccio? Non c’entra niente con l’inizio della storia!”.
Non importa: trovate un modo e mettetela a inizio libro.
“Aspetta, aspetta: prima ci sono tante cose da spiegare, non capisci, non posso arrivarci così! Devo spiegare il mito che porta alla nascita del fondatore della città che produce il tipo di vino che sta bevendo il protagonista all’inizio del romanzo.”
Non importa, mettete quella dannata scena a inizio libro. Trovate un modo, siete scrittori, vi paghiamo per trovare un modo! Annoiare il lettore è la più grande idiozia che possiate fare.
Dicesi infatti ariete quella scena iniziale che sfonda il muro asettico posto dalle pagine del libro, per portare il vostro fiume di parole dritto nella mente del lettore e invitarlo a seguirvi per il resto del viaggio. Una battaglia, un duello, un ragazzino che ‘gli ammazzano i genitori davanti agli occhi’, una nave che affonda, uno stupro, un’esplosione, un omicidio, o anche semplicemente un dialogo surreale o la descrizione di un luogo surreale (castelli fiabeschi e foreste incantate non valgono). Esistono ottimi esempi in qualsiasi campo, dalla scena iniziale di A Game of Thrones, peraltro molto descrittiva, al dialogo iniziale di Do androids dream of electric ship di Philip Dick, al matrimonio de Il padrino o quel capolavoro piratesco di On stranger tides di Tim Powers. Giocatevi le vostre carte lì, questo vi darà la possibilità di bilanciare lo scritto e prendervi il vostro tempo in seguito per parlare, se proprio dovete, del ciclo delle stagioni di frappalandia.
Questo era l’inizio. Poi, come succede spesso, dopo l’inizio viene il resto (cit. Favio Bolo). Come mantenere alto il ritmo? Per quanto riguarda la voce narrante si potrebbe parlare a lungo: l’uso del sarcasmo, la gestione dei punti di vista, l’uso sapiente della volgarità, della violenza o delle scene di tenerezza. Per quanto riguarda i contenuti, si potrebbe invece parlare dell’elemento esotico, quello che fa la differenza tra il ‘già letto’ e il ‘uhm, guarda un po’ qui!’ nella mente del lettore. Potrebbero essere scritti libri solo al riguardo mentre noi stiamo osservando la sovrastruttura, l’impalcatura del romanzo.
Riguardo quest’ultima, qualsiasi cosa accada evitate il MONOBLOCCO. Alternate. Pensate all’etimologia stessa di monotonia: mono, tono. Un singolo tono. Per farlo, ci vengono in aiuto concetti e parole usate nella sacra arte dello ‘sceneggiare’. Non temete di guardare una fiction o persino una soap. Qui non parliamo di qualità, ma di struttura. Non abbiate paura di sporcarvi le mani e imparare termini come ‘linea comica’ ossia quell’insieme di scene leggere da mettere nel mezzo di altre più pesanti, essenziale nelle soap (prendete Un posto al sole). Oltre a spezzare il tono e far riprendere fiato al lettore, in un romanzo sono proprio queste scene che possono aprirvi la strada al ‘colpo di scena’: pensate infatti a un personaggio di una linea comica che poi scopre di essere seriamente malato o subisce un incidente o perde una mano o scopre che la moglie lo tradisce o perde il lavoro o diventa un alcolizzato! Vi sarete preparati il set per una scena memorabile.
E cosa dovete fare in quel momento? Sistemare le luci e vedere fino in fondo dove porta questo frangente? Assolutamente no. Staccate, interrompete e passate ad altro: avete stuzzicato la curiosità del lettore ed estinto la sua sete di colpi bassi, non infierite. Uno dei trucchetti che infatti imparerete, dopo aver visto un cinque o sei puntate di una soap (e se siete sopravvissuti per raccontarlo) è il cliffhanger. Non sto parlando del celebre film con Stallone (che, a proposito, contiene una delle migliori scene ariete che io ricordi, anche se preferisco la versione di Jim Carrey in Ace Ventura), sto parlando di quell’espediente in cui la narrazione si conclude con una interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena.
Vi sarà capitato, leggendo, di incontrare diversi esempi di questo modus operandi: siete lì, caldi, pronti a conoscere tutta la storia dopo la rivelazione e... vi ritrovate di colpo a seguire un personaggio a cavallo, tranquillo, che avanza verso le mura di una città. Ovviamente in quel momento non lo sapete, e sarete anzi piuttosto arrabbiati, ma questo è l’unico modo per dosare l’attenzione. Raccontare subito cosa succede al personaggio della linea comica, dopo che scopre che sua moglie è morta, è il modo migliore per bruciarsi la storia e, di nuovo, rischiare di annoiare il lettore.
Anche perché sicuramente il personaggio che adesso sta avanzando verso le mura cittadine, cavalcando placidamente, è inseguito da una donna il cui volto è coperto da un cappuccio. A fine capitolo, le farete calare il cappuccio affinché possa rivelare: “Sono tua madre, non sono morta come tuo padre ti ha sempre raccontato”.

E Zac. Passate ad altro.

Scritto da Walt Popester. Da’ un’occhiata qui: http://tinyurl.com/Walt-Popester-Dagger

sabato 15 marzo 2014

Scrittura Creativa - 5 Lesson - I Personaggi 2


I personaggi 2

Nella scorsa lezione abbiamo studiato qualche metodologia di creazione dei personaggi. Spero che il tipo di approccio che ho utilizzato sia stato sufficientemente chiaro da farvi fare qualche prova e a vedere se in questo modo l’idea di personaggio che vi eravate fatta si era sviluppata in maniera più armoniosa e, come dire, tridimensionale.
La lezione di oggi è strettamente legata alla scrittura del fantasy in quanto ci occuperemo delle figure archetipiche presenti nel fantasy classico. Queste figure archetipiche vengono dritte dritte dalla mitologia e sono in buona parte universali. Ovviamente il fantasy moderno le usa in maniera molto più elastica rispetto al passato, ma ancora oggi è importante riconoscere i ruoli di ogni personaggio. Vi renderà più semplice organizzare una trama. Ah, nel caso abbiate voglia di farvi una cultura a riguardo vi consiglio la lettura di Morfologia della fiaba di Vladimir Propp, una pietra miliare rispetto a questo discorso, fonte di ispirazione di chiunque si sia occupato di scrittura creativa o di chi abbia voluto cimentarsi nella stesura di un fantasy. E voi mi chiederete: ma secondo te davvero l’hanno letto tutti? Io me lo auguro, ma sappiate che stiamo parlando di archetipi universali e molti autori utilizzano questo schema inconsciamente.
Ma procediamo con ordine.
Innanzitutto abbiamo il grande gruppo dell’eroe e dei suoi aiutanti; poi quello dell’antagonista e degli opponenti; infine ci sono le cosiddette figure chiave della narrazione.
Esistono varie figure di eroe: l’eroe tormentato, il guerriero, quello maledetto oppure l’ignaro fino ad arrivare a figure di eroe che incarnano due o più nature di questo breve elenco. Per esempio: Aragorn è decisamente un eroe guerriero e tormentato, ma ha anche dei tratti di eroe ignaro in quanto cela la sua natura di sovrano di Gondor. Chi invece è pienamente un eroe ignaro è Edipo che ignora il fatto di essere un sovrano e al contempo ha dei tratti dell’eroe tormentato. Conan è decisamente un eroe guerriero, poco incline alla riflessione (e quindi al tormento). A tale proposito, visto che siamo in vena di consigli bibliografici, se avete un po’ di tempo leggete Joseph Campbel, L’Eroe dai mille volti.
L’eroe, come abbiamo detto, ha degli aiutanti. Ogni eroe che si rispetti ha un amico, una spalla che lo sostenga e che gli faccia da riflesso costante. Achille ha Patroclo, Ercole ha Abdero, Frodo ha Sam e così via. Questo eroe in seconda, se possiamo chiamarlo così, ha il ruolo di ricondurre l’eroe principale alla realtà, di sostenerlo nelle sue imprese e in molti casi è una delle vittime preferite di qualche perfido scrittore. Ci sono poi aiutanti che contribuiscono a far crescere l’eroe, a migliorare le sue competenze, a farne, insomma, un uomo migliore.
L’antagonista è, ovviamente, al lato opposto dell’eroe. Se il nostro eroe è buono, l’antagonista sarà cattivo (lo so, sto semplificando, ma come vedete si tratta di uno schema). L’antagonista combatte l’eroe e fa di tutto per distoglierlo dalla sua meta (che di solito è appunto l’eliminazione dell’antagonista; diciamo che il nostro agisce per spirito di conservazione). L’antagonista può anche essere interiore e rappresentare una parte che l’eroe vuole sradicare da sé (es. Jeckill e Hyde) oppure una malattia da sconfiggere. Infine, l’antagonista può avere una natura più generale e quindi rappresentare una male generico, un disagio sociale, un ambiente negativo.
Come l’eroe ha degli aiutanti, così l’antagonista si serve di coloro che vengono definiti opponenti. Non necessariamente l’opponente deve essere al servizio dell’antagonista, ma di solito di fronte all’incarnazione del cattivo, l’opponente è spesso il suo luogotenente. Per esempio, se Sauron è l’antagonista (e di chi, mi direte?, di Frodo? di Aragorn? di Gandalf? Vedete come le cose si complicano?), il capo dei Nazgul è decisamente un opponente.
Infine abbiamo le figure chiave della narrazione.
Il messaggero che chiama l’eroe all’avventura: es. Gandalf con Bilbo ne Lo Hobbit.
Il mentore che è il maestro dell’eroe, colui che lo prepara ad affrontare il suo destino, ma, badate bene, non lo segue nella sua avventura. La sua immagine è spesso quella del Vecchio Saggio o della Vecchia Saggia. Inizialmente può rifiutare il proprio aiuto all’eroe o sottoporlo a delle prove prima di concederglielo (avete presente Yoda e Luke?). Anche lui corre spesso il rischio di essere eliminato da parte dell’antagonista prima che l’eroe debba affrontare la sua battaglia finale.
C’è poi il cosiddetto Bene Prezioso che è l’oggetto del desiderio dell’eroe: la principessa da salvare nel classico schema fiabesco oppure, se facciamo l’esempio de La Bella e la Bestia, Belle è appunto l’eroe e il Bene Prezioso da salvare è suo padre. Il Bene prezioso può anche non essere un personaggio in carne e ossa, ma un oggetto il cui possesso è in gioco nella nostra narrazione.
Esistono poi tutta una serie di ruoli minori su quali, almeno al momento, non vale la pena di insistere.
Quello che è importante ricordare quando decidiamo di utilizzare queste linee guida nella creazione di un personaggio è che non sempre un ruolo è l’unica identità di un personaggio (come accade spesso nel Ciclo di Shannara, invece), ma spesso il medesimo personaggio ha l’occasione di svolgere più ruoli insieme. Altra cosa fondamentale è che più è complesso un personaggio più questo personaggio sarà interessante. Senza esagerare, però.
E ricordate sempre quel che diceva un mio amico Master di D&D: “Uhm, ci sono sei baldi cavalieri, giovani e con delle scintillanti armature! Ci vuole una donna!”

Se avete voglia provate a identificare i modelli o i comportamenti ispirati a questi modelli nei vostri fantasy preferiti.


Stay tuned!

I.B.

sabato 25 gennaio 2014

Scrittura Creativa: 4 Lesson - I Personaggi 1




I personaggi 1

Salve, ciurma!
Come vanno le cose? Avete fatto il vostro ultimo esercizio?
Spero di sì e spero che il vedere la vostra storia scandita in maniera diversa (intreccio e fabula) vi sia servito a darle un migliore spessore.
Quindi abbiamo una trama, abbiamo la sua scansione temporale. Cosa ci manca?
I personaggi, ovviamente.
Su questo argomento ci fermeremo per un po’ di tempo perché vorrei analizzare prima le tecniche della creazione di un personaggio e poi, la prossima volta, il tema del suo sviluppo all’interno della vostra storia.
Partiamo con ordine, però.
Come nasce un personaggio?
Non credo che esista un metodo che sia identico per ogni scrittore. Per me di solito si parte da una battuta, da una cosa che dice un personaggio e comincio a interrogarmi su chi può aver detto quella cosa e perché l’ha detta e così via. Altri scrittori partono da impressioni prese dall’esterno come può essere un curioso compagno di viaggio in metropolitana e così via.
Di certo l’idea di come sia un personaggio galleggerà nella vostra mente molto prima che ne abbiate una sincera comprensione.
A questo punto è buona norma creare una scheda personaggio. Questa scheda avrà, per causa di forza maggiore, campi fissi e campi mobili a seconda del genere al quale state facendo riferimento.
Ci sarà quindi nome, cognome, eventuali soprannomi, luogo di nascita (o di provenienza), genealogia, caratteristiche fisiche, attività lavorativa, formazione, abiti preferiti e, possibilmente, almeno un paio di frasi che vi sembrino significative del carattere del personaggio (cose in cui crede, pregi e difetti ecc.).
Se state ambientando la vostra storia in un contesto urban potreste, per esempio, fissare il compleanno del vostro personaggio e il suo segno zodiacale. Non sto scherzando. Le linee guida dello zodiaco sono fantastiche per definire il carattere base di un personaggio. Se la vostra storia richiede la presenza di specie diverse, sarà questo il momento di indicare se il vostro personaggio è un vampiro o un goblin oppure se ha dei particolari poteri psichici.
Se state ambientando la vostra storia in contesto sword and sorcery indicate le armi preferite del vostro personaggio o il suo mezzo di trasporto o i suoi particolari poteri.
E così via.
Questa scheda dovrà fornirvi, con un solo colpo d’occhio, tutte le informazioni necessarie a identificare un personaggio. Le schede andrebbero fatte per tutti i personaggi, anche quelli minori. In taluni casi è interessante anche creare delle mini-schede per personaggi che non sono presenti nella narrazione (tipo i genitori del protagonista o altri soggetti con cui ha avuto legami), ma che possono servire a delineare meglio e più in profondità il carattere dei vari personaggi. Per esempio, se il vostro protagonista è stato strappato alle cure della propria madre da un’orda di barbari assetati di sangue, spendete due righe a delineare il personaggio della povera donna in questione.
Di certo si tratta di un lavoro certosino, ma tutto ciò vi consentirà di avere un quadro molto chiaro di quello che state scrivendo.
È interessante anche creare delle schede di relazione, una sorta di schema riassuntivo dove vengono indicate le relazioni tra i vari personaggi. Per cui A sarà amico di B, amante di C, figlio di F e così via.
La scheda di relazione vi sarà molto utile nel caso vi ritroviate bloccati nel mezzo di una narrazione. Se A avrà bisogno di un consiglio si rivolgerà, per esempio, a suo padre F o al suo maestro H. Se ha invece bisogno di consolazione, potrà rivolgersi sia a B che a C.
E così via.
Se poi siete proprio molto ben intenzionati potrete addirittura organizzare le vostre schede per raggruppamenti di colore, ma qui si scade nel perfezionismo o, addirittura, nella mania.

(io uso i segnalibri adesivi colorati)

Come ho già detto a molti questo lavoro potrebbe sembrare inutile, ma vi inviterei a dedicarci un po’ di tempo e a vedere se vi servirà ad avere un quadro della vostra narrazione più chiaro ed equilibrato.
Ovviamente l’esercizio di oggi è creare una o più schede personaggio.


Buon lavoro e stay tuned!

I.B.

sabato 14 dicembre 2013

Scrittura Creativa - Third Lesson - La trama





Se vi siete cimentati nell’ultimo esercizio proposto, quello del Chi? Come? Dove? Quando? e Perché?, allora avete sotto gli occhi quella che sarà la trama della vostra storia.
O, molto più probabilmente, un abbozzo di essa.
Queste sessanta (o cento, se è per questo) parole sono lo scheletro sul quale andrete a costruire il vostro romanzo o il vostro racconto. E non la vostra saga. Non ancora, vi prego. Prima si impara a pedalare e poi si ci iscrive al Giro d’Italia.
Se avete seguito lo schemino dell’esercizio, la vostra trama conterrà tutte le informazioni importanti per voi e, successivamente, per il lettore. Avremo quindi un’idea generale su chi sono i protagonisti della vostra storia, dove vivono, in che epoca vivono, quali sono e saranno le loro azioni e, molto importante, cosa li muove a compiere proprio quelle azioni. L’abbozzo di una trama non dovrà mai essere molto specifico. Ovviamente, se nella vostra mente sono già presenti episodi dettagliati ricordatevi di prenderne nota per un utilizzo successivo, ma al momento non appesantite la trama con troppi dettagli.
Di certo dovrete avere un’idea generale anche di dove state andando a parare. Il finale della vostra storia non dovrà essere definito nei più minimi dettagli, ma almeno dovrete avere un’idea di come volete concludere la vostra storia. Approfitto comunque per ricordarvi che niente di quel che scrivete è inciso su pietra. Tutto può subire variazioni in qualsiasi momento, ma avere già un’idea del percorso da compiere vi renderà più tranquilla la stesura.
Ovviamente non esistono regole nella creazione di una trama. Le nostre domande servono soltanto a schematizzare. Però, c’è perlomeno uno schema classico di trama che merita un po’ di attenzione. Si articola su sei punti e potrete trovarlo illustrato su tutti i principali manuali di scrittura.
1)      Stabilità: è il momento di partenza, quello dell’equilibrio, il punto da cui si dipanerà tutta la storia. In questa fase dovrete cercare di fornire al lettore le informazioni principali sui vostri protagonisti, sulla loro vita e sul loro mondo. È una fase essenzialmente descrittiva. Non a caso le favole cominciano sempre con C’era una volta.
2)      Conflitto: è il momento in cui succede qualcosa, in cui la vita dei nostri personaggi viene sconvolta da un evento. Le possibilità sono molteplici: dai barbari che invadono il villaggio del nostro eroe/eroina massacrando tutti tranne lui/lei al mago che si presenta alla vostra porta per condurvi in un misterioso viaggio.
3)      Complicazione: ovviamente se la questione fosse tutta nel risolvere un conflitto, nessuna storia andrebbe oltre le due pagine. Appartengono a questa fase tutte le difficoltà che il nostro eroe incontrerà nel risolvere il conflitto generato dal punto due. Rientrano in questa fase i tradimenti, i cosiddetti scherzi del destino e tutto ciò che sembra allontanare il nostro eroe dal successo mentre in realtà lo fortificano.
4)      Climax: questa è facile. È il punto più alto del cammino del nostro eroe, quello in cui il lettore starà con il fiato sospeso per comprendere quello che accadrà. È il momento delle epiche decisioni, quelle che decreteranno il successo o l’insuccesso del nostro eroe.
5)      Denoument o scioglimento: è il momento in cui il conflitto inizia a trovare le sue risposte e si incanala verso la sua soluzione. È un punto critico della scrittura, nel senso che capita spesso di perdere i propri lettori in questo momento perché tendiamo a trascurare il corretto scioglimento dei conflitti. Pronti ad arrivare al gran finale, ci dimentichiamo che abbiamo lasciato il grande amore del nostro eroe appeso a una corda sopra una vasca di piranha e cose di questo tipo.
6)      Risoluzione: risolto il conflitto la nostra storia deve assumere un nuovo equilibrio. Questo non necessariamente vuol dire che deve esserci un lieto fine (a me piacciono, ma è una mia opinione). Il nostro eroe potrà uscire dalla sua avventura felice e ricompensato oppure infelice ed emotivamente distrutto, ma è necessario che l’equilibrio venga ricostituito. Anche se avete in mente un sequel. Se proprio non riuscite a levarvi dalla testa di essere i futuri eredi di Martin, perlomeno cercate di concludere le trame secondarie. Non sempre la pazienza del lettore vi consentirà di narrare come volete voi.
Una piccola nota aggiuntiva. Quando si parla di trama non si può ovviare a citare altre due parolacce, vale a dire l’intreccio e la fabula.
L’intreccio è la nostra storia nella scansione temporale in cui viene narrata. Non sempre il tempo dell’intreccio è lineare. Spesso si ricorrerà a qualche flashback oppure potrebbe accadere di dover narrare il medesimo episodio dal punto di vista di due personaggi diversi.
La fabula, invece, è la narrazione lineare degli avvenimenti e questo implica che non sempre fabula e trama abbiano la medesima scansione temporale. Ho sempre trovato di molto aiuto fare una rappresentazione grafica della fabula, una sorta di specchietto temporale. Serve a tenere d’occhio lo svolgimento degli eventi anche secondo le leggi naturali. In una storia fantasy, per esempio, potrebbero non festeggiare il Natale, ma ci dovrebbero essere delle feste stagionali. Oppure, un altro errore classico è quello di distribuire pleniluni a caso (la luna piena ha il suo perché, vero?). Per cui narrazioni che durano poche settimane si godono la bellezza di cinque o sei pleniluni. Ricordatevi, l’importante è la coerenza.

Esercizio:
Ovviamente, dopo la trama, dovete schematizzare intreccio e fabula.

Prossima puntata: i personaggi.
Stay Tuned!

I.B.


lunedì 25 novembre 2013

Scrittura creativa: Second Lesson



SECOND LESSON
Di cosa parliamo quando parliamo di Fantasy

 

Mi spiace, ragazzi, ma vi tocca la lezione storica!

Tranquilli, non morirete per questo.

 
Quello che oggi definiamo fantasy nasce intorno alla metà dell’Ottocento, ma le sue origini si perdono nella notte dei tempi, solo che allora non si chiamava così. Allora, quando gli dei ancora camminavano in mezzo agli uomini, le loro storie o quelle che descrivevano cose meravigliose e al di là dell’umana comprensione, facevano per i nostri antenati quello che oggi per noi fa il fantasy. Parlavano alla nostra immaginazione.

Per esempio, avete mai pensato alla Divina Commedia come a un fantasy?

Immagino di no eppure gli elementi ci sono tutti: mondi alterei, figure mitiche, eventi inspiegabili…

Quindi che lo si chiami fantasy o mitologia o epica o fiaba tradizionale, questo genere ha come perno definitivo il fatto che richiede al lettore di sospendere la propria credulità e di avventurarsi nel regno della fantasia.

La temperie romantica è stata il crogiuolo delle prime opere fantasy. Il primo esempio di una serie è il romanzo gotico e le stesse atmosfere le ritroveremo anni dopo in Edgar Alla Poe, ma anche ne Il Canto di Natale di Dickens o in Alice nel paese delle meraviglie per non dimenticare Lovecraft. Però, è soprattutto nei racconti per l’infanzia e nell’immane opera di recupero della fiaba tradizionale fatta dai fratelli Grimm in Germania che gli elementi del fantasy diventano prepotentemente i protagonisti.

Il Novecento si apre con la nascita di Peter Pan e con Il meraviglioso Mago di Oz, ma successivamente è il fantasy di stampo giornalistico a farla da padrone. Un esempio su tutti è Conan il Barbaro di Howard. Da qui in poi prendiamo la scorciatoia e arriviamo direttamente a C. S. Lewis e a J. R. R. Tolkien. Cosa dire su di loro? Meglio niente perché si corre il rischio di dire troppo poco e di dirlo male. Diciamo solo che sono lettura imprescindibile per chiunque si azzardi anche solo a parlare di fantasy.

Sempre in fretta e sempre di corsa arriviamo alla fine degli anni Settanta e all’inizio del Ciclo di Shannara di Terry Brooks che possiamo, forse, definire il primo vero fantasy di successo commerciale. Da lì in poi abbiamo Partchett e la Zimmer Bradley e Ende e Stephen King (volendo) fino al piccolo maghetto della Rowling e al (decisamente troppo) esaltato Martin con le sue Cronache del ghiaccio e del fuoco.

Ho cercato di essere breve e concisa e spero di aver toccato tutta le tappe fondamentale dello sviluppo di questo genere.

Ma ora che abbiamo tracciato i nostri primi confini, è necessario essere un po’ più precisi su cosa sia (e qui parliamo di temi) il fantasy.

Le etichette sono molte e io analizzerò velocemente le principali.

Il gruppo più nutrito nel genere fantasy è quello del cosiddetto sword and sorcery.

Sotto questo enorme cappello possiamo raggruppare tutte le storie con elfi, nani, streghe potenti e grandiose avventure. Spadaccini e battaglie, gioielli magici e chi più ne ha più ne metta. Questo è di gran lunga il genere fantasy favorito dai più sia nella lettura che nella scrittura. Contrariamente a quanto si crede è anche uno dei più difficili da affrontare visto che richiede una coerenza narrativa molto accurata. Purtroppo non tutti siamo Tolkien che non solo ha inventato un mondo, ma tutti i popoli che la abitano, le loro lingue, le loro tradizioni, la loro religione e la loro storia. Un lavoro immane. Ovviamente non a tutti si può richiedere lo stesso tipo di costruzione, ma bisogna sempre stare bene attenti alla coerenza. Non fate come la Troisi che fa bestemmiare il dio cattolico a una mezzelfa!

Segue di qualche incollatura il dark fantasy che sconfina anche in maniera prepotente nel genere horror. Siamo nel regno delle profezie apocalittiche e dei vampiri sanguinari, inseguiti da feroci lupi mannari e minacciati da diaboliche bambole assassine. Anche in questo caso la coerenza è importante, ma con margini di lavoro decisamente più morbidi. L’importante è che tutto abbia un senso nella vostra narrazione.

Il terzo grande gruppo che non mi sento di trascurare è quello dell’urban fantasy. In questo caso si parla di ambientazioni a noi contemporanee dove gli eventi straordinari, creature magiche o soprannaturali si aggirano nella nostra quotidianità e nelle nostre città. Un caso evidente di urban fantasy che però sconfina nel genere precedente sono le varie saghe vampiriche di ambientazione contemporanea come le opere di Charlaine Harris o di Stephanie Meyer. Sconfinando nel cinema possiamo citare la serie di film Kick Ass.

Dopodiché il fantasy si perde in una serie di categorie e sottocategorie di stampo enciclopedico.

Una, però, non la possiamo trascurare vista la sua diffusione ed è quella del romance. Si può in questo caso parlare di fantasy? Diciamo di sì anche se non ci dobbiamo dimenticare che in un romance è la parte romantica della storia ha essere la narrazione principale mentre la classica quest del fantasy può, al massimo, fare da sottotrama d’appoggio. Il più comune tra i generi di romance, praticato nel fantasy è il paranorma romance dove appunto si analizzano i vari livelli di ramificazione nelle relazioni sentimentali tra esseri umani e esseri fantastici. Ma questa è tutta un’altra storia…

 

Stay tuned!

 

Esercizio

So che vi state chiedendo quando si comincia a scrivere e che vi prudono le mani.

Questo esercizio è molto semplice, ma fondamentale per chiunque cominci a scrivere con serietà.

Si tratta del vecchio Chi? Come? Dove? Quando? E Perché?

Chiunque riesca a riassumere (in una sessantina di parole e rispondendo a queste domande) l’idea di trama che ha in testa avrà decisamente le idee più chiare su cosa vuole scrivere e soprattutto su come vuole farlo.

Provateci!
 
I.B.

sabato 9 novembre 2013

Scrittura creativa: First lesson



Una mattina / mi sono svegliato / oh bella ciao / bella ciao / bella ciao ciao ciao


No, ragazzi, in questa rubrica non vi verranno spiegati i misteri dell'apprendimento dei canti patriottici e popolari, ma ho scelto i versi di questa canzone per una ragione ben precisa.
Quando inizio a leggere l'opera prima di un esordiente, la mia reazione è, quasi sempre, quella descritta dal verso precedente. Sembra, infatti, che l'autore in questione si sia svegliato una mattina e abbia deciso di scrivere senza avere la minima idea di quello che stava per fare.
Ora, è assolutamente vero che la scrittura, come qualsiasi altra forma d'arte, richieda una dose di talento senza la quale è difficile riuscire a produrre qualcosa di qualitativamente adeguato. Il solo talento, però, non basta. E questo vale soprattutto per i più giovani che, proprio nel fantasy, trovano un genere che è loro congeniale.
Queste righe non sono intese a scoraggiare chi si sta cimentando nei suoi primi passi verso la scrittura. Il semplice fatto che stiate lì, con la penna sospesa sul foglio o le dita in attesa sulla tastiera è semplicemente stupendo. E so anche che il desiderio di sprecare inchiostro narrando e descrivendo le avventure dei personaggi che avete creato può essere una benedizione come una maledizione. Soltanto la scrittura, come tutte le arti, richiede pratica e conoscenza.
Se siete veramente interessati a fare della scrittura non dico la vostra professione (giacché in Italia è quasi impossibile), ma, diciamo così, un hobby redditizio e soddisfacente, non dovete perdere di vista alcuni punti fondamentali.
Primo: per scrivere bene bisogna leggere tanto. E di tutto. In particolare i classici che possono anche essere considerati un po' noiosi (eresia!), ma servono ad aumentare il lessico a nostra disposizione e ad assorbire, riga dopo riga, i segreti del ritmo della scrittura, dell'arte del fraseggio.
Secondo: per scrivere bene bisogna scrivere. Mi direte: ma questa è un'ovvietà. No, in realtà non è così ovvio, però è una grande verità. Solo con l'esercizio si può acquisire la scioltezza che ci permetterà di dare brio a una narrazione, esattezza a una descrizione, giusta emozione a un momento di pathos. Scrivere non è semplicemente buttare parole su un foglio. Le parole, come diceva Moretti in Palombella Rossa, sono importanti e vanno usate bene e con giudizio. Quindi ricordatevi che un minimo di mezz'ora tutti i giorni è necessario anche se poi tutto quello che produrrete finirà nel cestino.
Terzo: per scrivere una buona storia ci vogliono idee. Quelle, purtroppo, dipendono in gran parte da voi, ma in questa rubrica cercherò di insegnarvi le tecniche migliori per organizzarle, gestirle e renderle fruibili agli altri.
Quarto (e questo è un consiglio più che una regola): non esagerare. Sì, lo so, che avete lì nella vostra mente una meravigliosa saga in dieci volumi che vi renderà l'idolo delle folle e la nuova rivelazione del fantasy italiano, pronti a interpretare il ruolo di un Tolkien redivivo o di una Rowling all'italiana. Credetemi: non è così. Questo non vuol dire che non possiate arrivare ai loro livelli, ma non subito e neppure nell'immediato futuro. Quello che vi aspetta è duro lavoro e tanta fatica e molte ore di noiosi esercizi.

Stay tuned!

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