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mercoledì 22 ottobre 2014

Le Recensioni del mercoledì: Conflicts di Susan Mikhaiel



Recensioni del Mercoledì: “Conflicts” di Susan Mikhaiel


“Sogni premonitori che annunciano catastrofi; tradimenti dietro l'angolo; giochi di potere che minacciano di distruggere equilibri già precari.

Messa alle strette dalla crudeltà della vita, Sue compie l'unica scelta che non avrebbe mai voluto fare: rivelare la sua vera natura alle compagne.
Un misterioso indovinello mette in guardia Sue e Ceile sul futuro di Tokyo. Una profezia apparentemente senza senso che sembra, invece, celare le sorti dell'umanità intera.”

La trama di“black rose saga” si fa sempre più complessa e interessante.
Resta l'atmosfera “manga” che ho apprezzato nei primi due volumi, ma in “Conflicts” gli scenari e le tematiche si fanno più cupe, e si inizia a comprendere appieno il potenziale fantasy della storia.
Molte delle domande instillate nella mente del lettore fin dal primo volume, hanno finalmente una degna risposta, e devo ammettere che la lettura di questo nuovo volume è stata per me ancora più piacevole... Direi che l'autrice ha saputo creare il giusto terreno su cui costruire le proprie vicende.
Ho notato anche un miglioramento nello stile, già buono nei primi due volumi, ma qui più accurato. Ed è stato bello approfondire il passato delle compagne di Sue, che in questo libro si fanno più presenti.

Che aggiungere? Il finale è... “un colpo al cuore”, dunque, aspetto di poter leggere il prossimo! E nel frattempo, consiglio a chi non l'ha ancora fatto di iniziare questa saga così particolare.
Recensione a cura di Noemi Gastaldi

venerdì 26 settembre 2014

Angolo al Veleno - Quando l'amore si trasforma in odio





Benvenuti nel rigurgito fresco fresco di un’anima avvelenata. Ebbene, la vostra Crudelia torna eccezionalmente a vomitare un po’ di vetriolo a caso, così, giusto perché è da troppo tempo che non lo faccio. Ma non prendeteci l’abitudine, questa è davvero un’eccezione.
Dunque, è passato un bel po’ di tempo dal mio ultimo piatto letterario inacidito, e sono successe tante cose – troppe, per i miei gusti - che mi hanno portata a covare un odio incredibile verso il mondo del Self Publishing, in cui mi sono ingenuamente infilata con le mie mani piena di sogni e speranze. Ho “incontrato” persone e assistito a cose che voi aspiranti non potete nemmeno immaginare. Ma partiamo con ordine.

I FALLITI FRUSTRATI

Per me il fallito non è chi vende poche copie [perché quella è anche un po’ questione di c**o e di sapersi fare pubblicità, intendiamoci], ma chi non sa scrivere e non vuole ammetterlo. Vorrei che la gente si mettesse in testa che non bastano un foglio e una penna per dirsi scrittori, così come non basta schiamazzare sotto la doccia per dirsi cantanti. Ci si può migliorare, indubbiamente, e nessuno ha la pretesa (spero) di credere di essere già al 100% della propria abilità. C’è da rendersi conto, però, che di fondo ci vogliono anche due cose INDISPENSABILI: una buona conoscenza della propria lingua (in questo caso l’italiano) e, sì, anche il talento. Non basta sapere solo la lingua, o avere buone idee che poi non si riesce a sviluppare: bisogna avere entrambi. Punto. Fine. Fatevene una ragione.
Badate che, per conoscenza della lingua, non intendo “non fare mai errori”, perché i refusi e i dubbi linguistici capitano. Se, però, in mezza frase mi ritrovo già tempi verbali buttati a ca**o, punteggiatura che sembra un optional o peggio un motivo decorativo, e soprattutto una piattezza lessicale da far invidia a una prima di reggiseno, per favore evitatevi la brutta figura. E, soprattutto, evitate che chi sta fuori s’imbatta in casi umani simili che, inevitabilmente, finiranno per gettar fango su tutta la categoria (perché, sì, non prendiamoci in giro, è facile fare di tutta l’erba un fascio).
Sulle idee, invece, non mi dilungo. Vi invito a rileggere i vecchi post “al veleno” per farvi un’idea.
A voi, che vi credete scrittori incompresi perché ricevete solo critiche e zero apprezzamenti, che alla minima critica cominciate a impazzire invece di chiedervi “ma perché mi avranno detto così? Magari hanno ragione” ho un favore da chiedere: LASCIATE IN PACE IL SELF PUBLISHING. Anzi, lasciate proprio in pace il modo editoriale (evitate di rimpinguare le tasche delle EAP, che vivono di “scrittori” del genere), non fa per voi. E no, i commenti super positivi di amici e parenti non contano, però mi sembra superfluo stare a spiegare il perché.

I PERMALOSI

Se siete bravi, se avete un minimo di talento (seppur con tanti angoli da smussare, del resto nessuno nasce “imparato”), fidatevi che chi non vi conosce non si farà problemi a dirvelo. Così come non si farà problemi a dirvi se c’è qualcosa che non va. Le critiche, i suggerimenti, non sono offese alla vostra persona, anzi! I lettori sono i migliori editor del mondo, ricordatevelo, perché in soldoni sono loro che vi trasformano in casi letterari o che comunque sganciano volentieri la grana per seguire le vostre carriere, quindi sturatevi le orecchie e ASCOLTATELI. Ma davvero credete che nessuno si sia mai visto sbattere in faccia qualche porta (magari nemmeno troppo gentilmente)? Se vi aspettate di pubblicare la prima (ma anche la millesima) cosa che scrivete senza ricevere critiche, forse dovreste farvi un esame di coscienza. E ve lo dico io che, di critiche, ne ho ricevute e ne ricevo tutt’ora, ma sono contenta. Sapete perché? Perché significa che chi mi legge presta attenzione a ciò che ho scritto, che è obiettivo nel giudicarmi e che, quindi, non potrà far altro che aiutarmi a migliorarmi e a lavorare sui miei punti deboli. Quando mi hanno massacrato Powers per la quasi totale assenza di descrizioni (di cui ero consapevole, e purtroppo è un grosso problema che ho), invece di piagnucolare come una poppante, mi sono rimboccata le maniche e ho rivisto il testo. E ho intenzione di rivederlo ancora, e ancora, e ancora, finché nei commenti non troverò più quell’odiosa nota “forse dovresti descrivere di più” (sappiate che vi odio tutti xD).

LE RECENSIONI A PAGAMENTO

Perdonatemi, ma io non riesco a concepire l’idea di pagare per essere recensiti. O meglio, lo capirei se a recensirmi fosse un noto critico letterario che, per giudicare il Pino Cammino di turno, vuole quantomeno vedersi ripagare il disturbo. Sapete, no, poter saltellare in giro sbandierando l’articolo scritto da Dante Alighieri in persona, il quale mette a nudo pregi e difetti del vostro lavoro, direi che fa abbastanza curriculum.
Non lo capisco se a chiedere soldi è il blog sconosciuto fondato da un lettore a caso, o peggio quei fastidiosi elementi che ti contattano privatamente offrendoti millemila servizi in cambio di “piccole offerte” per ricambiare il “favore” [che ti propongono loro, non chiedi tu, quindi già vedete voi la serietà della cosa]. Non so, la professione di “recensore a pagamento” mi sembra un po’ un controsenso, tanto vale avvalersi di un agente letterario, a questo punto.

LO SPAM SELVAGGIO

Sì, sì, lo so cosa state pensando. E fondamentalmente avete ragione, credetemi, però io credo che si sia arrivati a un punto in cui la cosa sta diventando controproducente. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, ha sbuffato di fronte a una pubblicità televisiva o alle mille richieste di giochini idioti su Facebook. Su, su, non fate gli ipocriti: alzate TUTTI le mani.
Ebbene, io sto cominciando a provare lo stesso sentimento nei confronti dello “spam letterario”. Intendiamoci, il self vive essenzialmente di spam (nel senso che, autonomamente, quindi senza passare per blog etc… un autore spamma il link al proprio libro più o meno ovunque) e fin qui nulla di male. Se, però, lo spam si trasforma in “stesso messaggio postato OVUNQUE giornalmente, più volte al giorno, spesso anche via privata e con tanto di evento Facebook”, immaginate come ci si senta a SUBIRE questa cosa da parte di più autori contemporaneamente. Lo capite, vi sembra divertente? Non lo è, affatto, e se già il lettore medio è scettico a cercare libri tra i self, immaginate la sua reazione (ma anche quella dei colleghi non spammoni, s’intende) di fronte a una giungla simile. Se non ci prende per dei rompi*** è già tanto.

IL BOICOTTAGGIO

Mi duole dirlo, ma sì, purtroppo esistono anche queste cose nel mondo Self. Perché non basta doversi fare un mazzo per scrivere un buon libro, pubblicizzarlo un po’ (senza risultare pedanti, ma sperando di vendere almeno qualche copia) e tremare in attesa delle recensioni. No, ci si mettono pure i simpatici no lifer di turno (spesso appartenenti alla categoria dei “falliti” per vendicarsi di un torto subito, o anche solo di autori invidiosi di chi vende “tanto” per bloccare il flusso di lettori nella direzione scomoda). Esattamente, “bambini dell’asilo” è la stessa espressione che è venuta in mente a me.
Come si boicotta un autore, dunque? Principalmente ho assistito a due metodi: le segnalazioni su Facebook e le false recensioni sugli ebook store.
Ebbene, non sto scherzando, qualche genio è arrivato a segnalare pagine e PROFILI PERSONALI di autori, con il semplice scopo di farli rimuovere da Facebook. Che dire, un plauso alla maturità mentale di tali individui.
Poi ci sono i simpaticoni che scrivono recensioni a una (due, quando sono buoni) stellina piene di offese più o meno gratuite, commenti negativi sempre vaghi e mai approfonditi (segno che, forse, il libro non lo hanno nemmeno letto), spesso e volentieri sgrammaticate all’inverosimile (della serie “tu non sai scrivere, e a dirtelo sono io che in italiano prendevo 2”) e generalmente non più lunghe di due-tre righe. Si tratta delle cosiddette “false recensioni”, da non confondere con le recensioni “critiche e costruttive” [riconoscibili dal fatto che fanno riferimenti specifici a eventi/frasi del testo, quindi dimostrano quantomeno di averlo sfogliato]. Su amazon, per esempio, è possibile vedere lo storico delle recensioni degli utenti, quindi basta fare due+due e vedere il livello “standard” di recensioni di quel dato lettore: se generalmente scrive papiri, e all’improvviso butta giù mezza riga, forse forse il dubbio viene.


Che dire, non so quando tornerò a vomitare bile al vetriolo, forse mai o forse presto. Comunque, mi trovate nella rubrica cosplay e anche negli store e sui social network, se volete. Grazie ancora per aver letto questo mattone, auguro a tutti voi buon selfpublishing, e spero non vi ritroviate mai nelle situazioni snervanti sopracitate.

Vostra Crudelia

mercoledì 24 settembre 2014

Le Recensioni del Mercoledì - "Relationships" di Susan Mikhaiel



Benvenuti a un nuovo appuntamento con le recensioni del mercoledì! Oggi vi propongo il secondo volume di "Black Rose Saga" di Susan Mikhaiel, "Relationships".
Quattro stelline su cinque.
"Il secondo capitolo della saga di Black Rose non smentisce lo stile di questa autrice davvero alternativa. Valutare le sue opere è sempre piuttosto difficile, perché da un lato ci sono una grammatica impeccabile e un'originalità e una fantasia degni di nota, dall'altra uno stile atipico e "riservato" agli amanti del genere, che piace o non piace, senza vie di mezzo. La parte che ho più apprezzato è quella sulle reminiscenze del passato della protagonista, in cui finalmente alcuni dei nodi cruciali vengono al pettine. Questa autrice ha una vera passione per gli enigmi irrisolti, che sta al lettore sbrogliare perché lei fornisce le risposte "col contagocce", per permettere di costruirsi le proprie teorie personali. Un altro particolare che ami od odi, senza vie di mezzo. Ritorna inoltre lo stile "animangoso", alla majokko giapponese, con una storia tutta al femminile, anche nei rapporti interpersonali, in cui le relazioni eterosessuali sembrano quasi un'eresia. Di contro, in questo secondo volume ci saranno molti più spunti sentimentali, che forniscono un'introspezione maggiore sui personaggi che, fino ad ora, non erano stati approfonditi. Aspetto il prossimo volume e spero in qualche risposta in più da questa criptica autrice.
Questo articolo Vi è stato offerto da Maddalena Cioce, autrice di “Forgotten Times - La Redenzione dei Dannati”, “Le Cronache di Ériu - La Faida” e “I Sussurratori” (in prossima uscita). http://tinyurl.com/maddalenacioce

lunedì 9 giugno 2014

Porn-pork... play


Carissimi lettori e amanti del fantasy, quanti di voi sono mai andati a una fiera del fumetto? Anche di quelle piccole… alzate le mani, non vedo bene! Uhm, siete parecchi. E, ditemi, quanti cosplay vi è capitato di vedere a queste fiere? Tanti, suppongo… ebbene… quanti di questi vi hanno turbati o infastiditi? No, davvero, parliamone. Ok, lo so che vi starete chiedendo dov’è il tutorial e la risposta è che oggi non ce ne sarà alcuno, easy. Forse qualcuno di voi avrà letto qualche articolo al veleno scritto da me, be’ considerate questo post come un articolo al veleno sul cosplay. Mi spiego. Purtroppo, o per fortuna, il numero di fiere a cui ho preso parte non è molto elevato, e la maggior parte era di grosse dimensioni e di ottima fama (inter)nazionale. Di solito nelle fiere più grandi si trovano anche i cosplay migliori, più o meno, ma nemmeno loro sono esenti dall’ospitare casi umani e offese al mondo del costume playing. Cosa voglio dire? Semplicemente questo: chi fa cosplay, abbia la decenza/umiltà di riconoscere i propri limiti e, soprattutto, eviti di gettare ancora più nella cacca un settore che sta seriamente perdendo di credibilità tra i fan stessi. Non fraintendetemi, c’è tantissima gente molto brava, e anche chi non è una cima può comunque fare cosplay senza mettersi in ridicolo davanti al mondo intero. Evidentemente, però, c’è anche chi non la pensa così. Ok, io non sono nessuno per dire chi può e chi non può bazzicare in questo mondo, ma permettetemi di esprimere tutto il mio sdegno e ribrezzo verso chi VOLONTARIAMENTE manca di rispetto agli estimatori di questa realtà. Basta fare una ricerchina veloce veloce su google con parole tipo “worst cosplay” o “bad cosplay” e capirete di cosa parlo. Se, però, siete troppo pigri per farlo, continuate pure la lettura. Ora, premetto che la maggior parte delle persone che “opera” in questo mondo lo fa principalmente per divertirsi, e spesso e volentieri si tratta di persone che dispongono di limitati mezzi [aka soldi] per realizzare un buon cosplay, quindi non è detto che siano sempre fatti alla perfezione o che. Non critico chi non ha un ricco conto in banca da investire, né chi si arrangia con quel poco che ha e ne tira fuori risultati comunque decenti. Non dico nemmeno che solo chi ha un fisico atletico può permettersi di divertirsi in questo modo, né intendo minare la – probabilmente – già bassa autostima di chi lotta ogni giorno con un corpo che non ama. Io stessa rientro in questa categoria [checché ne dica la gente], ma non è questo il punto del mio discorso. Quello che io chiedo è RISPETTO verso sé stessi e verso gli altri; rispetto verso una forma D’ARTE; rispetto verso quella che dovrebbe essere prima di tutto una PASSIONE, e non un circo per cani e porci. Sono stufa di vedere cosplay “puttanizzati” al massimo solo per far venire [sì, sessualmente] i poveri nerd di turno, o gente di 180kg che impersona Lamù senza ritegno. Avete delle belle gambe, delle tette grosse e vi piace sbatterle in faccia alla gente? Bene, scegliete un personaggio mezzo svestito di suo e che abbia i requisiti fisici più consoni al vostro corpo, e non una suora coperta da capo a piedi e più piatta di una tavola da surf. Idem il contrario, se avete dei glutei simili a enormi prosciutti e una cellulite spaventosa, magari potreste fare un piacere a tutti se decideste di impersonare qualcuno di più, come dire, vestito. Non so se mi spiego. Nessuno dovrebbe proibire agli altri di divertirsi, ma fatevi un esame di coscienza ed evitate di provocare conati indesiderati a delle povere anime innocenti che vogliono solo godersi una fott**a fiera del fumetto. Davvero. Senza rancore, vi prego, ma ci tenevo a fare questa considerazione zuccherosa.
Peace&Love.
Vostra Crudelia

lunedì 14 aprile 2014

Angolo del Cosplay


Tips cromatici e Altro


Benvenuti a questo nuovo articolo!
Esatto, non ho detto tutorial, avete letto bene. Ho notato che nei tutorial mi ritrovo spesso a darvi consigli per rendere determinati effetti nei colori, così ho pensato: “perché non farci su un articolo, una volta per tutte, invece di sembrare sempre ridondante?”. Quindi niente, eccoci qui :).
I consigli che volevo darvi sono essenzialmente due [in realtà ce n’è un terzo, ma vabbe’], e riguardano le modalità di colorazione degli oggetti. Mi spiego meglio.

1) Prima di colorare un oggetto che avete realizzato, è opportuno e CONSIGLIATO dare una bella mano di bianco, in modo da impedire al colore del materiale (pasta/legno etc…) di incidere sulla resa finale dell’oggetto. Questo consiglio è valido se usate colori acrilici/ad acqua/spray e l’effetto che volete ottenere è “plasticoso/opaco”, ma anche perlato e più in generale se non volete ottenere effetti particolari.

2) Se l’effetto che volete ottenere è metallizzato (oro, argento, ma anche colori “non naturali” come blu, verde etc…), i metodi che potete utilizzare sono davvero tanti (e vi elencherò i più famosi/usati/economici).

a) Acrilici: li conoscete, credo, sono economici e hanno una resa ottima (anche se non “a specchio”). Prima di passare a colorare con la tonalità desiderata, è bene dare una mano di NERO (o comunque un colore molto scuro) alla parte da trattare (in questo caso, la base bianca non è necessaria), perché fa risaltare meglio i pigmenti metallizzati del colore. Inoltre, se non volete stare a comprare mille vasetti di acrilici, io personalmente consiglio di utilizzare quelli base (proprio rosso, giallo, blu, nero e bianco) e di allegare due soli colori in più: oro e argento. L’oro perché, vabbe’, è l’oro xD e l’argento perché può essere usato per creare altri colori :). Già, se mischiate argento+colorecheviserve, otterrete il colore scelto in versione metallizzata! (Questo stesso trucco credo che potrebbe funzionare per altri effetti, tipo il perlato, ma non ho mai provato per cui non garantisco). Probabilmente il risultato sarà più chiaro (io ho fatto l’esperimento argento+rosso, ed è venuto fuori un rosa metallizzato), ma basterà aggiungere un po’ (non esagerate! Aggiungetelo poco alla volta!!!) di nero per scurirlo. Se, invece, volete ottenere il verde metallizzato, potete usare direttamente oro+blu, invece che fare argento+giallo+blu. Stesso discorso per l’arancione (oro+rosso).

b) Foglia oro/argento/rame etc…: esistono sul mercato le cosiddette “foglie metallizzate”, che replicano in maniera fedele l’effetto del metallo “a specchio” (inteso proprio nel senso che riflette). Il problema principale di questa modalità, che di per sé è ottima e non eccessivamente costosa, è che tali foglie esistono perlopiù in tonalità “naturali”, quindi in colori di metalli reali (ovviamente si tratta di alluminio colorato, anche se esistono pure quelle in oro/argento vero, ma immaginate bene che costicchiano). Avevo fatto diverse ricerche per trovare tonalità “non reali” tipo blu o verde, ma non ho avuto molta fortuna. L’unica cosa che si potrebbe fare è colorare l’eventuale foglia con i colori trasparenti per il vetro, ma non ho mai provato direttamente, per cui non so come potrebbe venire.
Per avere maggiori informazioni sull’utilizzo di questa tecnica, consiglio di cercare online tutorial per la “doratura”, giusto per non rendere questo post chilometrico. Comunque, grossomodo consiste nello stendere una colla base (detta missione) da lasciar asciugare, e su cui poi va applicata la foglia. Siccome esistono metodi diversi, scegliete quello che più si avvicina alle vostre esigenze.

c) Wrapping foil (nail art): simile alla foglia oro nell’utilizzo, ma disponibile in tantissimi colori (metallizzati e non). Esiste una versione più “professionale”, spesso usata per rivestire le carrozzerie delle auto (quindi immaginate i costi), e una più “profana” ma decisamente più economica, ovvero i “foil” per la nail art (sì, quelli per le unghie xD). Il principio è lo stesso: passi lo smalto apposito che fa da base, e al momento opportuno ci appoggi sopra il foil (e poi strappi con forza, cosa che con la foglia oro non si fa xD). Economicamente, la versione profana non cambia molto dalla foglia oro, poi dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare e dall’effetto desiderato. Magari per grandi superfici non è il metodo più pratico…
Esiste una versione molto simile, e prevede l’uso dei “foil transfer”, che funzionano allo stesso modo e costano più o meno uguale.

3) In realtà questo non è un vero “trucco”, ma vabbe’. Per effetti particolari (perlato, fosforescente e altro) gli smalti per le unghie possono fare miracoli :D.
Una volta mi servivano delle palline bianche perlate, ma in casa non ne avevo, così… le ho fatte con la pasta, le ho lasciate seccare, ho dato una mano di bianco acrilico e poi ci ho passato su lo smalto bianco perlato xD. Il risultato è stato ottimo, per cui, per superfici non troppo grandi, ve lo consiglio assolutamente. Esistono in una varietà di colori infinita, si trovano ovunque e costano davvero poco (certo, magari non andate a comprare quelli di grandi marche, tanto dai cinesi e ai mercatini si trovano sempre). Potete usarli anche per effetti metallizzati (se non volete ricorrere all’acrilico), quello trasparente è ottimo per rendere lucida una superficie, quelli non troppo coprenti sono ottimi sostituti dei colori per vetri etc… Insomma, certe volte sono la soluzione più economica e meno laboriosa!
Dimenticavo! Se la parte da trattare non è eccessivamente ampia (anzi, se necessita di molta precisione lo consiglio caldamente), è possibile utilizzare i pennarelli tipo Uniposca, ovviamente prendendo opportune precauzioni per evitare che il colore vada via con il tempo (se colorate della pasta o il legno non dovreste avere problemi, comunque… magari per la plastica sì, quindi assicuratevi di trattare adeguatamente la parte in questione).

Per oggi è tutto. Sperando di aver fatto cosa gradita con questi suggerimenti, vi saluto e vi aspetto al prossimo tutorial!
Vostra Crudelia.

Ps: eccezion fatta per la plastica trasparente colorata di fucsia e le palline perlate, le foto sono prese dal web e quindi NON mi appartengono.

giovedì 31 ottobre 2013

Intervista a Susan Mikhaiel

The Black Rose saga - Powers (di Susan Mikhaiel)



Quello che mi è piaciuto di più di questo libro è stato ritrovarmi nell'atmosfera degli anime che guardavo da piccola: fin dalle prime "scene", mi sembrava di poter vedere quello che leggevo con questa chiave di lettura, cosa piuttosto piacevole. A differenza dei "cartoni animati", che spesso hanno una trama un po' prevedibile, magari addirittura ripetitiva, in questo libro ci sono colpi di scena inaspettati e questioni lasciate in sospeso, tutto sembra studiato nei minimi dettagli per stupirci con il seguito.... Seguito che sono molto curiosa di leggere!

Intervista all'autrice:

E' la prima volta che faccio un'intervista in diretta, spero mi vengano le domande giuste. Inizierei dicendo che "Powers", il primo volume di "Black rose saga", aveva un'atmosfera di fondo che mi ricordava i manga: come ti è venuta l'idea di creare un'atmosfera simile?

Dunque... io sono cresciuta a pane e anime, e questo mi ha portata ad avere una passione smisurata per il Giappone... Poi, verso i 12 anni, è nata anche la passione per scrivere e, visto che gli anime mi hanno influenzata tantissimo, è venuto da sé che ci mettessi qualche "atmosfera" che li ricordasse. Se poi consideri che, inizialmente, la storia era nata per essere un manga [progetto abbandonato perché disegno da cani e non ho trovato nessun disegnatore disposto a disegnare per me xD], direi che il quadro si completa da solo.

La trovo un'ottima idea: credo che un po' tutta la nostra generazione sia cresciuta "a pane e anime" ed è anche grazie a questo che immergersi nel tuo libro è piacevole fin dalle prime pagine!
La storia però si evolve in modo del tutto originale, ci sono parecchi colpi di scena. Mi hanno colpita molte cose che riguardano la vita di Sue ad esempio (non entro nel merito per non fare spoiler), ma piuttosto ti chiedo: quanto di te c'è nella tua protagonista?

Ehhhhhhh tanto tanto... Non tutto, ovviamente, ma c'è molta autobiografia nella storia Non tanto a livello di eventi [che spero si capisca, sono frutto della mia immaginazione], quanto a livello psicologico/ideologico. Ma non solo Sue, in realtà... un po' tutti i personaggi, chi più e chi meno, rappresentano una parte di me e del mio vissuto. So che può sembrare strano, perché ci sono molti personaggi contrastanti, però è così [no, non ho mille personalità xD però mi piace marciar su determinati aspetti e trasformarli in peculiarità caratteriali :D]. Spero di essere riuscita nell'intento xD

Sei riuscita eccome, perché i tuoi personaggi, e Sue in particolare, hanno sempre atteggiamenti realistici e coerenti. In questo libro, ho notato un'altra caratteristica di Sue: è estremamente riluttante a parlare del suo passato... passato che incuriosisce molto, specie alla luce del fatto che, davanti a situazioni paranormali, lei reagisce quasi come se si trattasse di qualcosa che ha già visto. Il passato di Sue verrà svelato nei prossimi volumi?

Assolutamente sì, e si capirà perché per lei tutto appaia più che normale... Non voglio spoilerare nulla, ma nel secondo e terzo libro il suo passato verrà svelato quasi del tutto, e aspettatevi il peggio del peggio xD Ma forse, dicendo così, sto già spoilerando troppo?

Più che altro aumenti la mia curiosità! Quando uscirà il prossimo volume?

xD Se tutto va bene, entro le vacanze di Natale. Ovviamente spero anche un po' prima xD

Lo aspetto!
Un altro tema che mi ha incuriosito, ma che presumo debba ancora essere approfondito, è quello della ricerca del Santo Graal: da dove arriva l'idea di far cercare alle tue eroine un oggetto realmente esistente, e come mai hai scelto proprio questo?

Sì, il tema del Graal è ancora lontano dall'essere esaurito, e coprirà più o meno tutta l'esalogia [quindi sì, odiatemi pure per la lungaggine lol]. Perché proprio questo tema? Un po' perché, nonostante io non sia cristiana, trovo questa religione molto affascinante, anche perché a scuola ho avuto modo di studiare approfonditamente alcune opere che mi hanno fatta incuriosire moltissimo! E un po' perché adoro tutto ciò che ha a che fare con misteri, esoterismo, reliquie sacre etc... L'idea di questo "oggetto reale", che tutti cercano e nessuno trova, mi ha affascinata moltissimo, e quindi boh... Io scrivo principalmente per compiacere me stessa xD, per cui ho voluto scrivere di qualcosa di cui mi piacerebbe sentir parlare.

Ultima domanda, ho lasciato il meglio alla fine: i fantasmi.
La "Black rose" che ha preceduto Sue, ha confinato i fantasmi a "ghost city". Io devo dire la verità, per quanto questi fantasmi parlino con chiari intenti maligni, ho provato anche un po' di compassione per loro. Il tema dei fantasmi ricorrerà anche nei prossimi libri?

Parlano con chiari intenti maligni? Uh allora il seguito ti sorprenderà! Comunque, i fantasmi sono gli "antagonisti" della storia [anche se non mi piace definirli così... con il progredire
della storia verranno spiegate le loro posizioni, e non credo che gli si potrà dare torto], per cui sì, saranno presenti per tutta l'esalogia [con un picco nel quarto libro, ma non dico di più!]. Però non trovo fuori luogo la tua compassione, anzi! Il mio intento non è quello di dipingere loro come malvagi e le rose, soprattutto Sue, come anime pie... tutt'altro! L'idea di fondo della storia è che non ci sono persone solo buone o solo cattive, ma che ognuno di noi ha entrambi gli orientamenti... poi sta al singolo decidere da che parte propendere, ma non fatevi ingannare dalla prima ragazzina dolce con gli occhi a cuoricino che vi si para davanti UwU
Peccato fosse l'ultima domanda, mi dispiace quando un'intervista termina.

Allora mi perdonerai se ti chiedo ancora una cosuccia: giustamente, tra gli esseri umani, è impossibile fare una distinzione netta tra "buoni" e "cattivi". Ma per i fantasmi, questa cosa come la vedi? Anche loro sono... "umani"?

Non mi dispiace affatto, anche più d'una se lo desideri!
Comunque, i fantasmi, prima di diventare tali, sono stati esseri umani. Questa cosa viene già leggermente accennata in Powers e ripresa in seguito, ma mi ci soffermo volentieri un attimo. L'uomo è composto da anima e corpo, giusto? Ecco, i fantasmi sono semplicemente anime senza corpo, spiriti che hanno perso la loro natura "materica", ma che continuano a esistere sotto forma di spettri. Quindi i fantasmi sono "pura anima", e conservano in sé il ricordo della loro vita corporea. Loro provano sentimenti [sono anime!] e conservano alcuni dei bisogni tipici degli uomini [devono nutrirsi pure loro, se non vogliono "morire" definitivamente, cioè passando oltre]. L'unica differenza sta nella consistenza "corporea", null'altro. In definitiva sì, essendo essi anime di corpi defunti, in sostanza possono essere considerati umani. Spero di essere stata esaustiva, e comunque quest'aspetto verrà approfondito nel prossimo volume.

Ora... Anticipami qualcosa che non sia troppo spoiler, ma che plachi un pochino la mia curiosità. A te la scelta.

Dunque... il prossimo volume si chiamerà Relationships e, come da titolo, sarà incentrato sulle relazioni tra i vari personaggi. Alcuni rapporti si consolideranno, altri si sgretoleranno, altri ancora si formeranno e, tra vecchi e nuovi personaggi, verranno svelati misteri del primo libro, e ne verranno introdotti di nuovi. Per cui, non perdetevelo UwU Ne approfitto per ringraziarti del tempo concessomi, spero di fare una nuova intervista all'uscita del secondo volume *-*

Sono curiosissima di sapere come si evolveranno le cose tra Sue e Fancy!

 A cura di Noemi Gastaldi http://tinyurl.com/noemigastaldi

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