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sabato 5 luglio 2014

Fantasy Cinema: Transcendence



Quanti di voi si ricordano un vecchio film intitolato "Il taglia erbe".
Era un film pacchiano quanto il titolo, ma ha avuto un discreto successo. E' stato probabilmente il precursore dei film di fantascenza incentrati sulla realtà virtuale e dell'uso della rete come mezzo di controllo di tutto il mondo, e se non lo avete visto, vi consiglio di andare a guardarvelo.
Oppure, guardatevi questo Transcendence, che è praticamente l'identica storia.
Johnny Depp interpreta un genio dell'informatica, a capo di un progetto per la simulazione di un cervello biologico. In poche parole eseguono l'intera mappatura del sistema neuronale di un cervello, e lo ricostruiscono informaticamente, avviandolo come un programma qualsiasi. Ci sono riusciti con il cervello di una scimmia, ma l'unico risultato ottenuto è stato un programma che non fa altro che urlare quando viene acceso.
La via verso il vero successo sembra mooooolto lunga, ma visto che non abbiamo tempo di aspettare, il film ci viene incontro. Così il professore diventa il bersaglio di un pazzo dalla pistola facile, che lo ferisce gravemente, ma non lo uccide. Ora a tutti voi verrebbe facile pensare che sarebbe stata l'occasione giusta per fare da cavia, se solo fosse stato in fin di vita. Ma gli sceneggiatori vogliono complicarsi la vita, e decidono che la pallottola è radioattiva... no, davvero? Una pallottola radioattiva? Lasciando stare questa assurda pensata, comunque, al professore rimane un mese di vita. Ecco! Ora si che diventa la cavia perfetta. Senza il caso umano, il film non poteva funzionare.
Tralasciando comunque il fatto che non si capisce perché la mappatura del cervello debba essere tanto pericolosa da poterla fare solo a un malato terminale, gli amici del professore riescono nell'immane operazione attraverso un paio di computer tenuti insieme con lo sputo, visto che non possono usare ufficialmente quelli del progetto.
Dopo aver abbandonato il proprio corpo morente, ed essere diventato un computer pensante, il professore si sbizzarrisce nella rete, riuscendo a fare praticamente ciò che vuole.
Il suo cervello diviene così potente, da renderlo capace di monopolizzare l'intero mondo con le sue invenzioni (computer quantistici, nanomacchine, rigenerazione, clonazione, ecc.), e dopo un paio di anni, finalmente il governo si accorge di lui. Inizia così una guerra tra le due potenze, dove l'essere umano non può assolutamente vincere.
Come potrebbe finire allora? Bha, questo non posso svelarvelo, ma come succede sempre in tutti i film in cui si parla d'informatica, arriva qualcuno che sarebbe in grado di spegnere internet con la sola pressione di un tasto.
Il film è bello, tutto sommato, con molti colpi di scena e trovate interessanti, ma il vecchio "Taglia erbe" aveva almeno il buon gusto di non tentare troppo.

voto 7.5

Paolo Parente.

http://tinyurl.com/pg9z9nw

venerdì 27 giugno 2014

Fantasy Cinema: Maleficent





Salve a tutti e ben ritrovati per una nuova puntata di Fantasy Cinema! Oggi vi proporrò il recentissimo Maleficent.
Maleficent è una rivisitazione della fiaba de “La bella addormentata”, in cui il concetto di bene e male originari vengono stravolti, fino a lasciare poco e niente della trama iniziale. Cominciamo con il dire che l’idea dei produttori non è stata affatto male, e il risultato è stato abbastanza gradevole, anche se alcuni particolari sono stati semplicemente difficili da digerire. Ma andiamo per gradi. Il film si apre con la presentazione del regno, diviso tra quello degli umani (di cui ho già dimenticato il nome, per quanto poco l’hanno nominato) e quello delle fate, la brughiera, che richiama alla mente le leggende celtiche sul piccolo popolo. In ogni caso, le fate hanno gli aspetti più disparati, e sembra quasi che abbiano scopiazzato qua e là le descrizioni dei romanzi della Marr o della Livingston, mancano solo re e regine delle stagioni. Le uniche fate che si possono identificare con quelle della fiaba originale sono quelle che fanno i doni ad Aurora durante il battesimo, ma le hanno fatte terribilmente, irrimediabilmente, stupide, senza un reale motivo se non il far ridere. Comunque, torniamo alla panoramica iniziale: una fata si sveglia, e subito da prova del suo buon cuore curando un ramoscello spezzato. È bella, simpatica, gentile, con gli occhi dorati (aggiungerei che avrebbero potuto farli meglio, con tutti gli effetti speciali che hanno a disposizione), maestose ali e due grosse corna, che non richiamano la simbologia satanica caprina (o dovrei dire “stambecchiana”), ma l’iconografia pagana con la quale viene identificato il piccolo popolo... Va be’, anche il satanasso cristiano usa quell’iconografia, ma questo è un altro discorso. La fata vola, mostrandosi in tutta la sua maestosità, quando le tre fate sceme la avvisano che un ladro umano è entrato nella brughiera. Essa si precipita a controllare e conosce il giovane Stefano, con cui subito si crea un certo feeling. Il giovane le chiede il suo nome e lei risponde: Malefica. E lì mi sono cadute le braccia, anche e lo sapevo già. Se una si chiama Malefica, un motivo ci sarà, no? Se sei tanto buona e hai avuto genitori crudeli (anche se le fate non si capisce come si riproducano, supponiamo che non sia per scissione binaria), caspita, cambia nome! La scelta di cambiare il ruolo di un cattivo che si chiama proprio MALEFICA lascia ampiamente a desiderare. Comunque, nome a parte, continuiamo con l’analisi della trama. I due diventano amici, poi crescono e si sentono attratti, finché lui non la bacia, dichiarandole il suo amore eterno, e poi... sparisce. Ok, ci sta, gli uomini nella realtà lo fanno spesso. Anni dopo, Malefica è una fata fatta e cresciuta, con quintali di botulino sparati nelle guance, e il re degli umani muove una guerra preventiva contro la brughiera perché ha paura dei poteri delle fate. E anche la paura dell’ignoto ci sta. Ovviamente Malefica e le fate umiliano re e umani alla grande, e il re, ormai in punto di morte, non vuole altro che la testa di Malefica su un piatto d’argento. Stefano, che nel frattempo ha fatto una bella scalata sociale e assiste il re sul letto di morte, fa due più due e torna da Malefica per fare il doppiogiochista: prima la avvisa del pericolo, poi, quando lei lo perdona e abbassa la guardia, la droga e le taglia le ali, per poi portarle al re come prova della morte della fata, in cambio della mano della principessa. Il re muore e Stefano gli succede al trono, ma ha fatto i conti senza Malefica, che giustamente vuole vendetta. Per un intero anno lo spia attraverso un corvo suo servitore, fino alla nascita di Aurora e al conseguente battesimo, cui le tre fate sceme partecipano come ambasciatrici di pace tra i due regni. E questa è la scena più famosa della fiaba, che in questa versione ha molto più senso: è più logico scagliare una maledizione del genere per vendetta, piuttosto che per non essere stata invitata a una festa. Negli anni successivi al maleficio, Malefica veglia su Aurora, che chiama Bestiolina, salvandola dalla stupidità delle tre fate alle quali è stata affidata per sfuggire alla maledizione, e affezionandosi a lei quasi fosse la sua stessa figlia, mentre re Stefano diventa sempre più cattivo, spietato e folle. E qui mi fermo con gli spoiler, o vi rovino tutta la visione del film.
L’elemento più apprezzabile è quindi l’umanità che hanno attribuito a un personaggio piatto come la Malefica originale, un cattivo fine a se stesso, malvagio perché è il suo ruolo, senza reale motivo. Ed è apprezzabile anche il fatto che abbiano dato un significato più profondo al vero amore, che non è semplice attrazione fisica. Se lo avessero sviluppato meglio e magari avessero fatto sì che Malefica si chiamasse diversamente, prendendo quel nome solo dopo il tradimento e il suo conseguente cambiamento (anche di stile), sarebbe stato molto più coerente e apprezzabile. È comunque un film piacevole e consigliato, il mio voto è sette e mezzo.
Alla prossima recensione!
http://tinyurl.com/maddalenacioce

venerdì 20 giugno 2014

Fantasy Cinema: Edge of tomorrow


 EDGE OF TOMORROW (SENZA DOMANI) [2014]

Si può battere un nemico che conosce il futuro?
Si…se lo conosci anche tu…
Con questo scambio tra domanda e risposta si può riassumere la trama di Edge of Tomorrow, il nuovo film con Tom Cruise, diretto da Doug Liman e prodotto da una cordata di case cinematografiche.
Il nostro “vecchio” Tom ci sta viziando, dopo l’ottimo Oblivion è la volta di Edge of Tomorrow che, sempre nell’ambito della fantascienza, ci racconta una storia strana e inverosimile ma assolutamente affascinante.
La terra è stata invasa dagli alieni (i Mimics), nessuno sa da dove vengano e cosa vogliano ma è poco importante perché l’umanità ha ben altri problemi, infatti sta perdendo disastrosamente guerra e pianeta. In questo contesto si inserisce William Cage (Tom Cruise) che, suo malgrado, è costretto a partecipare in prima linea ad una imponente manovra militare che dovrebbe volgere definitivamente le sorti della guerra in favore della Terra. Da pubblicitario televisivo che vive la guerra da lontano Bill Cage viene obbligato a trasformarsi in incursore d’assalto, con l’unico scontato risultato di morire pochi minuti dopo l’inizio dell’assalto, ma…si sveglia, e ricomincia il medesimo giorno da capo…una volta, due, cento, mille…nel momento della morte il suo sangue è stato in qualche modo “contaminato” da quello di un alieno che ha ucciso, e tutta la sua vita si risolve a dover rivivere lo stesso giorno che si ripete all’infinito. Da qui si scopre che gli alieni vincono proprio perché l’entità che li manovra (stile alveare) ha il potere di resetare il giorno mantenendo la memoria, questo fa in modo che conosca tutte le nostre tattiche e manovre.
Questa formula non è una novità, già Bill Murray nel 1993 aveva esplorato i meandri del tempo a ripetizione in “Ricomincio da capo”, dove un meteorologo insopportabile e petulante si ritrova a rivivere all’infinito il “Giorno della Marmotta” in uno sperduto paese della provincia americana, ma il film era comico ed a tratti perfino molto umano, di certo non vi si trovavano alieni e cruente guerre. L’inserimento di questo elemento temporale nell’ambito di una invasione aliena vista sotto il profilo militare causa una immediata analogia tra il film e molti videogiochi dove puoi “ricominciare” ogni volta che “ti fanno secco” dal punto dell’ultimo salvataggio consentito. Chi ha passato notti a giocare ben conosce questa dinamica e sa anche che, alla fine, il computer è “ripetitivo” e “stupido”, mentre noi impariamo e man mano diventiamo sempre più abili…ci sarò da ridere quando giocheremo con macchine che avranno la facoltà di imparare come noi.
Il film è buono sotto ogni profilo, tecnologico ma non eccessivamente scientifico garantisce intrattenimento e interesse, ed anche se la fine è scontata sin dall’inizio ci piace e ci soddisfa…da vedere.
La nostra valutazione è 9.0

Daniele Fiori

sabato 14 giugno 2014

X-Men: Days of future past


Lezione n° 1: come si può riportare sulla cresta dell'onda una saga che è stata spremuta ormai fino all'osso, e che probabilmente non ha più un futuro? Una in cui tutti i protagonisti, o quasi, sono morti, scomparsi, o incapacitati?
Molti di voi direbbero: "cavolo, mi sa che è spacciata. Non c'è più niente da fare".
Ma per fortuna, la Marvel ci viene incontro con una bacchettata sulla mano e ci dice: "tu, povero infedele che non comprendi la magia del cinema, e che sottovaluti il potere del merchandising, sta a vedere come si risorgono i morti".
Ed è cosi che nasce questo film, X-men - giorni di un futuro passato. Perché se una macchina per fare soldi buca una ruota, che fai? La rottami? No! Cambi la ruota e la fai ripartire. In questo caso, per poterlo fare, visto che tutti i personaggi principali hanno fatto una brutta fine nei precedenti tre film, o comunque si era giunti a un cul-de-sac dal quale era difficile uscire, hanno fatto brillantemente cambiare il passato al nostro caro Wolverine, protagonista immancabile di tutti questi film.
Avete capito bene: con un unico film, hanno deciso di cancellare tutti gli altri. Hanno estirpato il problema alla radice, offrendoci la possibilità di poter godere di altri n-mila film di x-men, sperando che non commettano più gli errori del passato.
Fatta questa considerazione personale, tuttavia, il film si rivela gradevole, e a detta di molti, anche il migliore di tutti i precedenti. Siamo in un futuro non ben precisato, dove la creazione delle sentinelle, che sono androidi con capacità adattive, hanno fatto piazza pulita di quasi tutti i mutanti. Tuttavia, con il tempo, si sono rivoltati anche contro gli umani normali, e questo ha fatto in modo che il mondo cadesse soggiogato in una guerra impari contro queste creature. In questo ambiente buio e apocalittico, molto simile a quello dei film "terminator", il dottor Xavier decide di mandare indietro nel tempo Wolverine, l'unico in grado di sopportare i traumi grazie alle sue capacità rigeneranti, per poter fermare la creazione di queste invincibili macchine di morte.
Nel passato stringerà una collaborazione con il giovane Xavier e Magneto, in un periodo che si svolge appena dopo le vicende raccontate in "X-men l'inizio". Il loro compito sarà quello di catturare Mystica, che sembra essere il tassello mancante per la comprensione di tutto il problema. La missione non sembra essere facile, visto l'estrema capacità della mutante di nascondere la propria natura. Ma nel corso del film, la situazione si ribalterà più volte mettendo in gioco alleanze, tradimenti e doppi giochi di ogni genere, spiazzando lo spettatore e accompagnandolo verso un finale spettacolare come solo Magneto sa regalarci.
In conclusione è un bel film che consiglio di guardare.

Voto: 8.7

Paolo Parente

venerdì 6 giugno 2014

Fantasy Cinema: Monsters University

Salve a tutti! Benvenuti a un nuovo appuntamento con la rubrica Fantasy Cinema! Oggi vi propongo uno dei film di animazione di fine 2013, Monsters University. Sono andata a vederlo al cinema con mio figlio e mio marito, e ne siamo usciti tutti e tre visibilmente delusi. In particolare mio marito, era incazzato nero per essere stato trascinato a vedere un film tanto insulso e dal messaggio tanto negativo. Allora, vi dico subito che sono una sostenitrice delle teorie sulla cospirazione, così ci togliamo il pensiero. Sappiamo tutti, chi più chi meno, che i film d’animazione sono pieni di messaggi subliminali, tanto per traviare le menti dei bambini finché sono fresche e assorbenti come spugne, però io li guardo comunque, perché, in un mondo in cui il marciume è sempre più alla portata di tutti e di pubblico dominio, i messaggi subliminali, ormai, sono una goccia nel mare. A che pro scrivere “sex” nelle nuvole (Il re leone) se durante la pubblicità vedi di molto peggio? Bene, quelli che lavorano dietro le quinte se ne devono essere resi conto anche loro, perché con Monsters University hanno sperimentato: hanno provato a eliminare i messaggi subliminali e a metterli direttamente alla luce del sole. Primo tra tutti, l’occhio, simbolo dell’università dei mostri, come anche degli illuminati. E chi non lo conosce, ormai? L’hanno schiaffato dappertutto. Pure mio figlio se n’è accorto subito. Ma non voglio disquisire oltre su ciò che c’è dietro, parliamo di ciò che c’è davanti. Un film d’animazione deve, in primis, far ridere, e in tutto il film ho trovato UNA sola scena divertente, verso la fine del film. Tutto il resto faceva letteralmente accapponare la pelle per quanto rispecchiava la società americana e la realtà dei college, con i festini, le confraternite, i nerd maltrattati, ghettizzati e sottovalutati, ecc ecc. Cose già viste e riviste in filmetti di seconda categoria, come quello con la biondona coniglietta di playboy che va al college, tra i nerd, e li cambia radicalmente rendendoli più fighi dei fighi. Ma stiamo scherzando? Il film con la coniglietta di playboy era più divertente, anche se non meno squallido (non mi chiedete il titolo, non me lo ricordo), ma almeno il genere era azzeccato. Monsters University è come un romance schiaffato a forza tra gli horror... un po’ come Twilight, ecco! No, Twilight, nonostante i dieci strati di cerone e il rossetto sulle labbra di Pattinson, era meglio. Il primo Monsters & co, nonostante tutto, era carino, ma questo non regge il confronto con nulla. La trama è semplice: Mike e Sulley si conoscono all’università: Mike è il nerd, tutto cervello e niente muscoli, Sulley il tutto muscoli e niente cervello; il primo si applica senza risultati, perché viene discriminato per le apparenze, il secondo vive di rendita per le apparenze e non si applica, finché non viene sbattuto fuori dalla sua confraternita dei “più fighi” per gli scarsi risultati. Il primo, ovviamente, non c’è nemmeno riuscito a entrare nella confraternita e gli è stato detto papale papale che non farà mai carriera, nonostante le potenzialità, solo perché è nato così. I due sono dapprima nemici, poi si alleano per uno scopo comune e fanno strada come un essere solo, unendo muscoli e cervello. Un messaggio favoloso, grazie produttori. Insegnate ai nostri bambini che, se non sono belli e prestanti, potranno anche fare lo sciopero della fame, ma non faranno mai strada nella vita. Il bel messaggio, alla fine, non è: “usa l’ingegno e impegnati, e alla fine ce la farai”, ma: “alleati con un vincente, aggira le regole, o l’ingegno e l’impegno te li fai a brodo”. Un po’ come, purtroppo, accade già nella vita reale. I cartoni devono avere un lieto fine che abbia una morale, come favole e fiabe, devono far sognare i bambini, non disilluderli. Ci mancava solo che ci infilassero un’orgia durante le festicciole di confraternita, e avremmo toccato il fondo del barile. Inutile dire che non lo consiglio, anzi, secondo me sarebbe meglio non farlo vedere ai propri figli nemmeno per sbaglio. Non do un voto, non è consentito mettere meno di uno. Alla prossima recensione. http://tinyurl.com/maddalenacioce

venerdì 30 maggio 2014

Fantasy Cinema: Godzilla




GODZILLA [2014]

Erano gli anni ’60 quando mio padre mi portava bambino al cinema a vedere i film di Godzilla e per me era una festa. Li proiettavano sempre nello stesso cinema di bassa categoria e ricordo che rimanevo impressionato dai mostri apocalittici e dai loro incredibili poteri, molta della mia arte grafica (mostriciattoli & affini) è stata influenzata dall’universo di questo personaggio unico nel suo genere. Rivisti oggi i medesimi film appaiono, però, un po’ “sempliciotti” nello sviluppo e gestione della trama e si vede lontano un miglio che Godzilla altro non è se non un uomo con un ingombrante costume di gomma addosso…ma erano gli anni ’60, e tutto va commisurato con l’epoca in cui è stato prodotto, qualcosa è valida anche oggi, qualcos’altro no.
Il Godzilla del 2014, diretto dal regista Gareth Edwards e costato ben 160 milioni di dollari, è decisamente un “ritorno alle origini” visto che ricalca quasi integralmente le orme dei vecchi film, qualcosa è stato cambiato ed aggiustato come, ad esempio, alcuni momenti di vera drammaticità contenuti nella trama, ben realizzati e degni di nota, e la splendida graphic-computer che anima il protagonista e suoi antagonisti (i M.U.T.O.) che ci fa comprendere il perché la pellicola sia costata così tanti soldi, ma…dopo i primi cinque minuti di “nostalgia dei vecchi tempi” il film diventa insopportabile per pesantezza intrinseca ed inadeguatezza ai tempi. Negli anni passati la maturità cinematografica (che di norma rispecchia quella della società) è sempre stata adeguata ai tempi e di più non si poteva pretendere, il riproporre determinate situazioni e l’aggrapparsi ad una filosofia di base ormai seppellita da tempo decisamente non giova né al prodotto in se e nemmeno all’intrattenimento. In definitiva è come se volessimo riprodurre oggi un classico come “La Tunica” con effetti speciali degni di “300” mantenendo la medesima enfasi contenuta nella pellicola originale, un vero orrore. I tempi cambiano e con essi cambia anche la maturità e la coscienza delle persone, tra 50 anni i film che realizzano oggi saranno superati non solo per tecniche e sistemi di realizzazione, ma soprattutto per la filosofia che contengono e che li permea completamente.
Spendiamo due secondi per parlare del personaggio principale, anche in questo caso Godzilla è stato riportato alle sue “condizioni originali” e cioè grande, grosso e bello panciuto, questa “forma” era indispensabile negli anni passati dato che, trattandosi di un uomo dentro un costume, la morfologia era quasi obbligatoria per consentirne i movimenti e non far capire troppo che all’interno trovava posto una persona, oggi grazie alla graphic-computer si poteva fare molto di meglio…decisamente migliore il Godzilla del 1998 che risulta molto più “snello” ed “animalesco”, ma in definitiva tutto il film del 1998 è migliore nel suo insieme di questo deludente prodotto.
Forse ai bambini piacerà.



La nostra valutazione è 4.2

Daniele Fiori

venerdì 23 maggio 2014

Fantasy Cinema: The Lego Movie


THE LEGO MOVIE

Sono sempre un po' scettico quando le mie recensioni riguardano un film che ha l'aspetto di un intrattenimento per ragazzini. Ho sempre il timore che il mio giudizio venga condizionato dalla banalità della storia o dalla "caramellosità" dei protagonisti. Ho quindi preso questo film con le pinze, prevenuto come poche altre volte.
E non mi sono mai sbagliato così tanto. Già dai primi dieci minuti del film si viene risucchiati nell'assurdità di questa storia, che inizia scoppiettante, e raggiunge l'apoteosi durante la canzone simbolo della pellicola, che come un tormentone, vi tornerà in mente nei successivi due giorni.
La storia racconta la missione di un tizio a caso, che si trova a possedere "Il pezzo forte", una reliquia che dovrebbe riuscire a fermare un'arma che rischia di distruggere il mondo in cui vive.
Detto così sembra una storia come tante, ma nasconde delle idee tanto geniali che pochi film riescono a vantare.
Per prima cosa, non si tratta di una semplice trasposizione della nostra realtà all'interno del mondo dei lego, ma è un ambiente originale con le sue regole, anche se gli abitanti non sanno di essere dei giocattoli. Si svegliano al mattino, vanno a lavorare, vanno a divertirsi, e fanno tante altre cose che sembrerebbero normali, ma ogni cosa viene fatta seguendo le "istruzioni". Esattamente come ogni scatola giocattolo contiene le istruzioni di montaggio, allo stesso modo loro lavorano distruggendo e ricostruendo la città ogni giorno, perché le istruzioni sono tutto ciò che hanno e che devono essere seguite.
Ma anche qui ci sono delle "libere menti" che vengono chiamati i "costruttori", e che riescono a costruire ogni cosa con facilità estrema, senza bisogno di alcuna istruzione. Tra questi speciali individui ci sono batman, supermen, e persino milhouse dei simpson, tanto per citarne alcuni, e sono tutti quanti spassosissimi. Il cattivo di turno, che è anche il sindaco della città, vuole la perfezione assoluta, e tutte questi personaggi che costruiscono cose a caso, sono una minaccia che deve essere estirpata attraverso l'arma di distruzione: una tubetto di super colla che fisserà tutto per sempre.
Verso la fine del film ci sarà anche un incredibile colpo di scena, in cui i personaggi interagiranno anche con persone umane, e finalmente tutto avrà un senso.
Davvero un film che non si può perdere. Divertente, originale, e... bello. Bello davvero.

Paolo Parente

Voto 8.5

venerdì 9 maggio 2014

Fantasy Cinema

Divergent


Dopo aver visto questo film non so proprio come iniziare questa recensione.
Ci sono davvero tante, troppe cose che non vanno in questo film, che mi verrebbe semplicemente da dire: risparmiatevi la visione.
Ma sono una persona professionale, quindi cerco di farvi capire in che modo questo film è riuscito a farmi annoiare terribilmente. Per prima cosa, se non lo sapete, è l'ennesimo lungometraggio tratto da un libro adolescenziale che in molti associano all'altro Hunger games. Ciò che mette in comune queste due opere, secondo me, è il tentativo degli autori di mettere in piedi una storia fantasiosa, in un mondo futuristico e utopico, che per quanto ci si possa sforzare di immaginare, risulta davvero impossibile da ottenere.
Perché ci si chiede in che dannato modo il mondo possa finire regolato da leggi tanto stupide e infantili.
Ma andiamo con ordine: in un futuro non meglio definito, una città non meglio definita, ha deciso di preservare una pace ottenuta dopo una guerra non meglio definita, isolandosi dal resto del mondo, di cui non si sa nulla, attraverso una muraglia che circonda la città.
La classe politica ha pensato che per ottenere una pace duratura, fosse bello dividere gli abitanti in cinque fazioni, come se avere quattro gruppi di persone che la pensano diversamente da te fosse il metodo giusto per non avere nemici.
Se già pensate che la cosa sia assurda, aspettate di sapere delle fazioni:
troviamo quella degli studiosi e pensatori, che ovviamente risultano altezzosi e arroganti. Poi ci sono quelli che lavorano la terra, e che vengono chiamati i gentili. Abbiamo quelli che si occupano della legge, e che dicono sempre la verità (a meno che un quinto della popolazione non abbia un tumore al cervello, mi sembra una boiata galattica). Ci sono quelli di Abnegazione, che si occupano di aiutare gli altri e di sentirsi poveri per necessità. Infine, e questo mi ha fatto ridere più di ogni altra cosa, ci sono gli Audaci: imbecilli che non fanno altro che correre e saltare dappertutto come una mandria di scalmanati che fanno parkour ovunque. Si dice che la loro fazione debba occuparsi della sicurezza nella città, ma in tutto il film non si è visto una sola persona che lo abbia fatto.
Infine ci sono i senza fazione: a tutti gli effetti dei senza tetto che non sono riusciti a superare le prove di ingresso alle fazioni, e che nemmeno vengono aiutati da quelli di abnegazione.
Ma che cos'è un divergente?
Dovete sapere, che all'ingresso della maggiore età, ogni persona deve sottoporsi a un esame attitudinale per capire a quale fazione far parte. Si dice che il risultato sia solo un suggerimento, e che ciascuno sia comunque libero di scegliere di testa propria. Inoltre la maggior parte delle volte, il test attitudinale riconferma la fazione di nascita della persona.
A volte però capita che il test evidenzi più di un suggerimento, e questo fa di quella persona un divergente.
Apriti cielo! Qualcuno ha la supernaturale capacità di potersi adattare a più di una fazione? Diamine, allora bisogna trovarli e ucciderli.
Ecco, questo è più o meno quello che vi aspetta.
Aggiungete che tre quarti del film sono dedicati all'addestramento della protagonista all'interno della fazione degli Audaci, e che della città e dei suoi abitanti non si sa e non si vede assolutamente nulla.
Pensate che c'è un treno che definirei addirittura 'fantasma': non si sa da dove arriva né dove deve andare. Non si ferma mai. Non si sa da chi è guidato. E gli unici che ci salgono sono quelli di Audacia che lo prendono letteralmente al volo.
Non saprei come altro definire un tale agglomerato di 'no sense'.

voto: 2


Parente Paolo

venerdì 2 maggio 2014

Fantasy Cinema

The Amazing Spiderman
Il Potere di Electro [2014]



Quando nel 2010 era stato annunciato l’abbandono della vecchia serie di Spiderman (tre episodi) per “ricominciare” tutto daccapo più di qualcuno aveva storto il naso, soprattutto perché i primi film sull’Uomo Ragno, denominati semplicemente “Spiderman”, erano e restano tra i migliori prodotti della serie Marvel. Quando abbiamo finalmente visto The Amazing Spiderman 1, la verità, un paio di brutti pensieri ce li siamo rimangiati, il personaggio era stato migliorato, reso più coincidente con il fumetto e la “stopposità” di alcune parti della vecchia serie era scomparsa.
Ma perché vi parliamo del primo film quando la presente è la recensione del secondo?
Perché, purtroppo, il secondo film della serie (Il Potere di Electro) sembra un clone del primo, il susseguirsi delle parti della trama, degli accadimenti, delle situazioni intrinseche alla sceneggiatura è una esatta copia del primo, ad esclusione della “nascita” di Spiderman che è stata abilmente sostituita ed integrata con la rappresentazione della sorte toccata ai genitori. Sia ben chiaro che stiamo parlando di un ottimo prodotto sotto ogni punto di vista, regia, recitazione, fotografia e apporto della graphic-computer sono impeccabili, ma durante la visione di tutta la pellicola abbiamo avuto la sensazione di un qualcosa di “già visto”…molto bello ma “già visto”, e questa sensazione viene fissata alla fine dalla morte di Gwen Stacy (Emma Stone) che va a bilanciare quella del padre nell’episodio precedente.
Il personaggio di Electro è abilmente interpretato da Jamie Foxx ma…chi ha letto qualche volta i fumetti dell’Uomo Ragno ricorderà che proprio Electro era uno dei personaggi più “imbecilli” di tutta la serie e con un costume ridicolo, non se ne comprende il perché della scelta con l’infinita rosa di nemici tra cui spaziare. A parte l’interpretazione di Foxx il personaggio ha, però, uno spessore “sottiletta” ed è quasi “divertente” come in un nano-secondo si trasformi da semi-idiota-fanatico ad acerrimo nemico. L’inserimento nella trama di altri due nemici quali Goblin e Rhino versione meccanica non convince, il folletto verde (a parte l’antipatia che genera) non ci è piaciuto e viene liquidato troppo in fretta e facilmente dal nostro eroe, per quanto riguarda Rhino, invece, ci auguriamo che nel prossimo episodio gli venga sradicata di dosso la corazza meccanica e diventi il personaggio che tutti conosciamo…Hulk si arrabbierebbe molto in caso contrario, perderebbe un avversario con cui si è sempre fatto delle ottime “scazzottate”.
In conclusione il film è bello, gradevole e di grande intrattenimento…l’unica pecca è che c’era già.
La nostra valutazione è 8.0


Daniele Fiori

venerdì 18 aprile 2014

Fantasy Cinema

SNOWPIERCER [2014]



La salvezza dell’umanità è in un treno…ecco spiegato il perché alcuni dirigenti delle ferrovie protestano per gli stipendi troppo bassi.
In un futuro non troppo lontano l’umanità commette l’ennesimo errore che, questa volta, gli risulta fatale dando il via ad una nuova era glaciale che interessa tutto il globo. La vita svanisce, ad eccezione di un piccolo gruppo di umani e qualche animale (solo quelli utili sotto un qualche punto di vista) che sopravvivono all’interno di un futuristico treno perennemente in corsa. Il mezzo di locomozione è diviso in carrozze, come qualsiasi altro treno, ed alla separazione e posizione dei vari ambienti corrisponde una posizione sociale degli occupanti, in testa i più ricchi, gli eletti che possedevano i biglietti di prima, seconda, terza classe e così via, in coda gli ultimi tra gli ultimi, coloro che al momento della partenza erano senza biglietto e sono stati “benevolmente” accolti sul mezzo che rappresentava la salvezza. Il tutto è una chiara rappresentazione della società odierna (e di come è sempre stata) ben suddivisa in settori precisi dove i più ricchi e potenti mantengono, bene o male, in condizione di “sudditanza” le classi più basse. Gli occupanti delle ultime carrozze hanno il chiodo fisso della rivolta in funzione del rovesciamento delle classi in nome di una giustizia sociale moralmente etica, l’elite, che invece trova locazione nelle prime carrozze, utilizza il “pugno di ferro” per mantenere lo “status quo” e conseguenti privilegi dovuti allo sfruttamento delle classi più deboli. Il film è permeato in ogni sua parte dal concetto di “lotta sociale” ed è interessante come il Signor Wilford, ideatore, costruttore del treno e comandante indiscusso in quanto controlla la locomotiva, abbia organizzato il tutto seguendo il concetto “ognuno al proprio posto”, che tradotto significa che coloro che appartengono agli strati più bassi della società non possono nemmeno ambire al raggiungimento di strati più elevati…sono “scarpe” e devono continuare ad esserlo. A parte la rappresentazione ben riuscita della società umana (oggi la “casta” è un concetto ben noto a tutti) la pellicola ci è piaciuta e non ci è piaciuta, sino a circa la metà è interessante, coinvolgente, spesso cruda e spietata, ma dopo cominciano ad apparire alcune “giapponeserie” ed assurdità “aldilà della fantascienza” che guastano tutto il lavoro fatto in precedenza. Lo abbiamo già ribadito in altre precedenti recensioni che anche nella fantascienza più sfrenata apprezziamo la logica applicata, purtroppo in Snowpiercer ci troviamo di fronte all’inaccettabile identificato con il propinarci vagoni inverosimili adibiti a scuola di “inquadramento” per bambini in funzione della divinazione del Signor Wilford e locali notturni con droga party annessi, forse nella mente del regista coreano Bong Joon-ho c’era il ricreare gli sprechi delle classi agiate in contrapposizione con le classi meno agiate che “tirano a campare”, ma certamente si potevo trovare situazioni migliori e più plausibili. Come se questo non bastasse ad un certo punto appaiono delle uova ed i rivoltosi, durante la loro marcia verso la locomotiva, attraversano una “macelleria”…non chiediamo dove vengano tenuti ed allevati gli animali (nel film non si vede) ci limitiamo a chiedere cosa gli diano da mangiare e dove lo coltivino su di un treno, le risposte più fantasiose le lasciamo a voi. Il cast è ottimo e gli attori sono tutti bravi e perfetti nei differenti ruoli interpretati, ma la trama è stata più e più volte “presa a calci” per indirizzarla nella direzione voluta con conseguente abbondanza di stereotipi e situazioni scontate. Peccato, i presupposti di partenza erano perfetti ma il tutto è stato guastato in corsa (giusto perché siamo su un treno)…si può vedere ma senza aspettarsi troppo.

La nostra valutazione è 6.4


Daniele Fiori
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