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sabato 5 luglio 2014
Fantasy Cinema: Transcendence
Quanti di voi si ricordano un vecchio film intitolato "Il taglia erbe".
Era un film pacchiano quanto il titolo, ma ha avuto un discreto successo. E' stato probabilmente il precursore dei film di fantascenza incentrati sulla realtà virtuale e dell'uso della rete come mezzo di controllo di tutto il mondo, e se non lo avete visto, vi consiglio di andare a guardarvelo.
Oppure, guardatevi questo Transcendence, che è praticamente l'identica storia.
Johnny Depp interpreta un genio dell'informatica, a capo di un progetto per la simulazione di un cervello biologico. In poche parole eseguono l'intera mappatura del sistema neuronale di un cervello, e lo ricostruiscono informaticamente, avviandolo come un programma qualsiasi. Ci sono riusciti con il cervello di una scimmia, ma l'unico risultato ottenuto è stato un programma che non fa altro che urlare quando viene acceso.
La via verso il vero successo sembra mooooolto lunga, ma visto che non abbiamo tempo di aspettare, il film ci viene incontro. Così il professore diventa il bersaglio di un pazzo dalla pistola facile, che lo ferisce gravemente, ma non lo uccide. Ora a tutti voi verrebbe facile pensare che sarebbe stata l'occasione giusta per fare da cavia, se solo fosse stato in fin di vita. Ma gli sceneggiatori vogliono complicarsi la vita, e decidono che la pallottola è radioattiva... no, davvero? Una pallottola radioattiva? Lasciando stare questa assurda pensata, comunque, al professore rimane un mese di vita. Ecco! Ora si che diventa la cavia perfetta. Senza il caso umano, il film non poteva funzionare.
Tralasciando comunque il fatto che non si capisce perché la mappatura del cervello debba essere tanto pericolosa da poterla fare solo a un malato terminale, gli amici del professore riescono nell'immane operazione attraverso un paio di computer tenuti insieme con lo sputo, visto che non possono usare ufficialmente quelli del progetto.
Dopo aver abbandonato il proprio corpo morente, ed essere diventato un computer pensante, il professore si sbizzarrisce nella rete, riuscendo a fare praticamente ciò che vuole.
Il suo cervello diviene così potente, da renderlo capace di monopolizzare l'intero mondo con le sue invenzioni (computer quantistici, nanomacchine, rigenerazione, clonazione, ecc.), e dopo un paio di anni, finalmente il governo si accorge di lui. Inizia così una guerra tra le due potenze, dove l'essere umano non può assolutamente vincere.
Come potrebbe finire allora? Bha, questo non posso svelarvelo, ma come succede sempre in tutti i film in cui si parla d'informatica, arriva qualcuno che sarebbe in grado di spegnere internet con la sola pressione di un tasto.
Il film è bello, tutto sommato, con molti colpi di scena e trovate interessanti, ma il vecchio "Taglia erbe" aveva almeno il buon gusto di non tentare troppo.
voto 7.5
Paolo Parente.
http://tinyurl.com/pg9z9nw
venerdì 6 giugno 2014
Fantasy Cinema: Monsters University
Salve a tutti! Benvenuti a un nuovo appuntamento con la rubrica Fantasy Cinema! Oggi vi propongo uno dei film di animazione di fine 2013, Monsters University.
Sono andata a vederlo al cinema con mio figlio e mio marito, e ne siamo usciti tutti e tre visibilmente delusi. In particolare mio marito, era incazzato nero per essere stato trascinato a vedere un film tanto insulso e dal messaggio tanto negativo.
Allora, vi dico subito che sono una sostenitrice delle teorie sulla cospirazione, così ci togliamo il pensiero. Sappiamo tutti, chi più chi meno, che i film d’animazione sono pieni di messaggi subliminali, tanto per traviare le menti dei bambini finché sono fresche e assorbenti come spugne, però io li guardo comunque, perché, in un mondo in cui il marciume è sempre più alla portata di tutti e di pubblico dominio, i messaggi subliminali, ormai, sono una goccia nel mare. A che pro scrivere “sex” nelle nuvole (Il re leone) se durante la pubblicità vedi di molto peggio? Bene, quelli che lavorano dietro le quinte se ne devono essere resi conto anche loro, perché con Monsters University hanno sperimentato: hanno provato a eliminare i messaggi subliminali e a metterli direttamente alla luce del sole. Primo tra tutti, l’occhio, simbolo dell’università dei mostri, come anche degli illuminati. E chi non lo conosce, ormai? L’hanno schiaffato dappertutto. Pure mio figlio se n’è accorto subito. Ma non voglio disquisire oltre su ciò che c’è dietro, parliamo di ciò che c’è davanti. Un film d’animazione deve, in primis, far ridere, e in tutto il film ho trovato UNA sola scena divertente, verso la fine del film. Tutto il resto faceva letteralmente accapponare la pelle per quanto rispecchiava la società americana e la realtà dei college, con i festini, le confraternite, i nerd maltrattati, ghettizzati e sottovalutati, ecc ecc. Cose già viste e riviste in filmetti di seconda categoria, come quello con la biondona coniglietta di playboy che va al college, tra i nerd, e li cambia radicalmente rendendoli più fighi dei fighi. Ma stiamo scherzando? Il film con la coniglietta di playboy era più divertente, anche se non meno squallido (non mi chiedete il titolo, non me lo ricordo), ma almeno il genere era azzeccato. Monsters University è come un romance schiaffato a forza tra gli horror... un po’ come Twilight, ecco! No, Twilight, nonostante i dieci strati di cerone e il rossetto sulle labbra di Pattinson, era meglio.
Il primo Monsters & co, nonostante tutto, era carino, ma questo non regge il confronto con nulla. La trama è semplice: Mike e Sulley si conoscono all’università: Mike è il nerd, tutto cervello e niente muscoli, Sulley il tutto muscoli e niente cervello; il primo si applica senza risultati, perché viene discriminato per le apparenze, il secondo vive di rendita per le apparenze e non si applica, finché non viene sbattuto fuori dalla sua confraternita dei “più fighi” per gli scarsi risultati. Il primo, ovviamente, non c’è nemmeno riuscito a entrare nella confraternita e gli è stato detto papale papale che non farà mai carriera, nonostante le potenzialità, solo perché è nato così. I due sono dapprima nemici, poi si alleano per uno scopo comune e fanno strada come un essere solo, unendo muscoli e cervello. Un messaggio favoloso, grazie produttori. Insegnate ai nostri bambini che, se non sono belli e prestanti, potranno anche fare lo sciopero della fame, ma non faranno mai strada nella vita. Il bel messaggio, alla fine, non è: “usa l’ingegno e impegnati, e alla fine ce la farai”, ma: “alleati con un vincente, aggira le regole, o l’ingegno e l’impegno te li fai a brodo”. Un po’ come, purtroppo, accade già nella vita reale.
I cartoni devono avere un lieto fine che abbia una morale, come favole e fiabe, devono far sognare i bambini, non disilluderli. Ci mancava solo che ci infilassero un’orgia durante le festicciole di confraternita, e avremmo toccato il fondo del barile. Inutile dire che non lo consiglio, anzi, secondo me sarebbe meglio non farlo vedere ai propri figli nemmeno per sbaglio. Non do un voto, non è consentito mettere meno di uno.
Alla prossima recensione.
http://tinyurl.com/maddalenacioce
mercoledì 4 giugno 2014
Recensioni GDR - Legaia 2: Duel saga
Rieccoci oggi con un nuovo gioco per la rubrica dedicata alle recensioni GDR. Oggi analizzerò il seguito di Legend of Legaia, Legaia 2: Duel saga.
Questi giochi non sono molto conosciuti, infatti sono reperibili solo in inglese e, visto che non hanno avuto il successo spropositato di altri titoli, non solo non li hanno tradotti in italiano, ma si sono fermati al secondo capitolo. Un vero peccato, perché offrono davvero tanto in termini di giocabilità e trama.
La nostra storia comincia nel paesino di Nohl, con un bel primo piano di una pietra azzurra fluttuante che trasuda l’acqua del laghetto. Si chiama aqualith, ricordatela. La scena si sposta nella casa più grande di Nohl, dove un ragazzo di nome Lang sta beatamente dormendo come un ghiro, quando dovrebbe precipitarsi dal suo padre adottivo e capo del “vigilance corps”, Galvan. Per aver disertato il primo giorno di allenamento, Lang verrà selvaggiamente svegliato da Nancy, la figlia di Galvan, con una bella sferragliata di pentola e mestolo nelle orecchie, e il giocatore avrà l’opportunità di scegliere se far “fare il figo” a Lang, e farlo svegliare senza batter ciglio, o se farlo scattar su spaventato. Scelte del genere su come far comportare il protagonista si ripeteranno spesso nel gioco, e devo dire che ho apprezzato molto, è una caratteristica che dovrebbe esserci in ogni GDR. Comunque, Lang si presenta al suo primo allenamento, che è appena terminato, prendendosi un ceffone da Galvan e attirando l’odio incondizionato di Dein, uno dei compagni cadetti. Galvan lo porterà quindi a fare pratica di caccia contro i mostri nella foresta dei cacciatori. Tutto fila liscio, finche i due non trovano uno dei cadetti, Marcus, gravemente ferito. Dein, invece, è disperso. Galvan è costretto a riportare indietro Marcus, lasciando a malincuore a Lang il compito di cercare e riportare indietro Dein, evitando il pericolo. Lo eviterà? Sì, come no! Trovato Dein, Lang trova anche il primo boss del gioco, una specie di formica mostruosa gigante, che, contro ogni aspettativa, sarà in grado di sconfiggere. Il pericolo sembra scongiurato e tornano trionfanti al villaggio, ma il giorno dopo succede il finimondo: qualcuno ha rubato l’aqualith, fonte dell’acqua del villaggio, ed è fuggito verso hunter’s wood. Il villaggio è spacciato senza la pietra. Galvan parte all’inseguimento, intimando a Lang di restare al villaggio, da bravo novellino. Ma Galvan non torna e Lang disobbedisce. Il colpevole è un uomo tutto muscoli e gli occhi dorati, con uno strano tatuaggio molto simile a quello che Lang ha sul petto da quando è nato. “Occhi d’oro” fa il sedere a strisce a Lang usando uno strano potere, quello dell’Origine, un’entità ancestrale, e Lang va in coma per una settimana. Al risveglio decide di partire alla ricerca di “occhi d’oro”, per recuperare l’aqualith e restituirla al villaggio.
Partito dal villaggio, dovrà passare da Gale canyon, dove verrà attaccato da una gorilla, che farà fuori senza tante smancerie, ma... era la “ragazza” di Bubba, un uomo dall’aspetto altrettanto gorilloso e i capelli alla Elvis, scagnozzo di Marienne e Elliot, due fratelli (lei sembra un maiale) capaci di usare gli stessi poteri di “occhi d’oro”, anche loro con un tatuaggio. I due riconoscono in Lang un loro simile, un Mystic, e dalla grandezza del suo tatuaggio suppongono anche che debba essere dei più forti. Lang non ne sa niente e rifiuta di fargli vedere la sua Origine (che non sa di avere), quindi i due lo fanno nero e lo portano nelle prigioni di Darakin, dove Doplin, il sovrano del continente di Legaia, sta raccogliendo i Mystic per assoggettarli alla sua casa: conquistare il mondo! Ma dai! Lang viene torturato e sbattuto in cella con Maya, una ragazza muta che lo cura con Rivas, la sua Origine della vita, e gli fa spiegare da essa (parlano) chi è davvero lui e cosa sono i Mystic. Lang rifiuta la realtà, ma salva Maya e scappano insieme dalla prigione. La ragazza lo porta quindi su Monte Gabel dal maestro di arti marziali Kazan, Mystic dell’origine della terra Deva, che lo prende come suo pupillo e lo fa sottoporre ad alcune prove, tra le quali quella di sfidare la morte per risvegliare la sua Origine, che gli sarà necessaria se vuole sconfiggere “occhi d’oro” e recuperare l’aqualith. Lang risveglia così Galea, la potentissima origine del fuoco. I tre partono, Kazan per salvare la natura che sta morendo. Le battaglie e le varie piste da seguire li portano nelle rovine dell’antica civiltà magica di Kabel, sotto il castello di Darakin, dove Doplin sta conducendo degli esperimenti in combutta con, nientepopodimeno che... “occhi d’oro”, il cui vero nome è Avalon! Ad aiutarli c’è Velna, l’ultima superstite dei Kabel e Mystic di Vestra, l’Origine dello spazio. Un mostro di potere, in pratica. Velna evoca un demone immune agli attacchi fisici per sbarazzarsi di loro, Avalon però è fiducioso nel potenziale di Lang e decide di “giocare” con lui, restituendogli l’aqualith per un motivo che si capirà molto presto. Poi tutti vanno via, convinti che i tre siano spacciati, ma accade l’impensabile: Maya in realtà è una discendente dei Kabel incapace di usare i suoi poteri, che in passato ha sterminato la sua famiglia in un’esplosione di magia incontrollata e ha perso la voce per lo shock. La sola speranza di uscirne vivi risiede in lei. Ovviamente tutto si risolve per il meglio, e Maya impara a controllare la magia.
Lang e compagni tornano quindi a Nohl con l’aqualith, e Lang diventa l’eroe che ha salvato il villaggio da morte certa, ma la felicità dura poco. Un’eclissi oscura il sole, cala l’oscurità perpetua che affetta tutti i mostri, facendoli mutare e si potenziandoli esponenzialmente. Oh porc... Solo i Mystic, ormai, sono in grado di affrontarli. Maya suggerisce di parlare con Reym, lo spirito che risiede nel suo villaggio natale per chiedere spiegazioni, ed esso spiegherà loro che Avalon ha “trafficato” con la fornace della creazione, usando le tre sacre gemme di acqua, fuoco e vento (l’aqualith è quella dell’acqua) per cambiare l’ordine naturale delle cose e creare un mondo adatto solo ai Mystic, la razza superiore. Per riportare il mondo alla normalità, c’è bisogno del potere di uno star shaper, colui che è in grado di operare la fornace, e, udite udite, anche Lang ne è in grado. Quindi ogni speranza risiede in Lang, che deve recuperare le pietre e ripristinare l’ordine del mondo. Lang è così costretto a chiedere in prestito l’aqualith alla gente di Nohl e a partire alla ricerca delle altre pietre, che Avalon ha rimesso a posto solo per poter “giocare” con lui. Povero Avalon, da piccolo è stato perseguitato e cacciato con pietre e forconi dagli umani, che odiavano i Mystic per i loro poteri, perciò ora li vuole sterminare.
Durante le tante peripezie a loro si aggiunge anche la bella piratessa Sharon, Mystic che possiede l’origine del tuono Arrode, e il gigante Ayne, che non è un Mystic (personaggio utile solo a spostare i massi nelle mappe). La storia si svolge tutta come da copione, e il lieto fine è inevitabile, ma a parte i vari cliché prevedibili, la trama è buona e apprezzabile. Non guastano tutte le varie sotto-missioni, il fatto che i personaggi apprendano varie ricette in giro per il mondo, per cucinare quando si accampano e influenzare le statistiche personaggio, o il fatto che attraverso numerose azioni private (molte delle quali scenette divertenti) possano ricevere dei soprannomi (e ricevere quello finale di Lang, “He of the many names”, colui dai molti nomi, è un’impresa titanica). Insomma, è un gioco che, avendone la possibilità, va assolutamente giocato! Merita un bell’otto, ve lo consiglio! Alla prossima recensione!
http://tinyurl.com/maddalenacioce
mercoledì 28 maggio 2014
"Kissmet - Baci dal Passato" di Therry Romano
Ciao a tutti! Per la rubrica "Le Recensioni del Mercoledì", sono lieta di presentarvi il paranormal romance di Therry Romano. "Kissmet - baci dal passato".
Una fiaba romantica. Voto: 4/5
Kissmet è una racconto molto dolce e scorrevole, stemperato dall'ironia e da qualche gag dei personaggi, capaci di strappare più di un sorriso al lettore. Lo stile è semplice e fluido, si legge molto facilmente, e i personaggi principali, umani e fantasmi, seppur non eccessivamente approfonditi, vista la brevità del romanzo, sono ben caratterizzati e risultano credibili nel complesso generale. È notevole la presa di coscienza di Solange, la protagonista, in seguito all'incontro con il fantasma, ed il messaggio finale - che per amore si può superare qualsiasi difficoltà e vale la pena rischiare, per non pentirsene in seguito - dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione in questi tempi caotici e sterili.
È un romanzo consigliato, tenendo però presente il forte impatto emotivo che lo permea, a seconda dei gusti personali del lettore.
Alla prossima recensione!
http://tinyurl.com/maddalenacioce
venerdì 9 maggio 2014
Fantasy Cinema
Divergent
Dopo aver visto questo film non so proprio come iniziare questa recensione.
Ci sono davvero tante, troppe cose che non vanno in questo film, che mi verrebbe semplicemente da dire: risparmiatevi la visione.
Ma sono una persona professionale, quindi cerco di farvi capire in che modo questo film è riuscito a farmi annoiare terribilmente. Per prima cosa, se non lo sapete, è l'ennesimo lungometraggio tratto da un libro adolescenziale che in molti associano all'altro Hunger games. Ciò che mette in comune queste due opere, secondo me, è il tentativo degli autori di mettere in piedi una storia fantasiosa, in un mondo futuristico e utopico, che per quanto ci si possa sforzare di immaginare, risulta davvero impossibile da ottenere.
Perché ci si chiede in che dannato modo il mondo possa finire regolato da leggi tanto stupide e infantili.
Ma andiamo con ordine: in un futuro non meglio definito, una città non meglio definita, ha deciso di preservare una pace ottenuta dopo una guerra non meglio definita, isolandosi dal resto del mondo, di cui non si sa nulla, attraverso una muraglia che circonda la città.
La classe politica ha pensato che per ottenere una pace duratura, fosse bello dividere gli abitanti in cinque fazioni, come se avere quattro gruppi di persone che la pensano diversamente da te fosse il metodo giusto per non avere nemici.
Se già pensate che la cosa sia assurda, aspettate di sapere delle fazioni:
troviamo quella degli studiosi e pensatori, che ovviamente risultano altezzosi e arroganti. Poi ci sono quelli che lavorano la terra, e che vengono chiamati i gentili. Abbiamo quelli che si occupano della legge, e che dicono sempre la verità (a meno che un quinto della popolazione non abbia un tumore al cervello, mi sembra una boiata galattica). Ci sono quelli di Abnegazione, che si occupano di aiutare gli altri e di sentirsi poveri per necessità. Infine, e questo mi ha fatto ridere più di ogni altra cosa, ci sono gli Audaci: imbecilli che non fanno altro che correre e saltare dappertutto come una mandria di scalmanati che fanno parkour ovunque. Si dice che la loro fazione debba occuparsi della sicurezza nella città, ma in tutto il film non si è visto una sola persona che lo abbia fatto.
Infine ci sono i senza fazione: a tutti gli effetti dei senza tetto che non sono riusciti a superare le prove di ingresso alle fazioni, e che nemmeno vengono aiutati da quelli di abnegazione.
Ma che cos'è un divergente?
Dovete sapere, che all'ingresso della maggiore età, ogni persona deve sottoporsi a un esame attitudinale per capire a quale fazione far parte. Si dice che il risultato sia solo un suggerimento, e che ciascuno sia comunque libero di scegliere di testa propria. Inoltre la maggior parte delle volte, il test attitudinale riconferma la fazione di nascita della persona.
A volte però capita che il test evidenzi più di un suggerimento, e questo fa di quella persona un divergente.
Apriti cielo! Qualcuno ha la supernaturale capacità di potersi adattare a più di una fazione? Diamine, allora bisogna trovarli e ucciderli.
Ecco, questo è più o meno quello che vi aspetta.
Aggiungete che tre quarti del film sono dedicati all'addestramento della protagonista all'interno della fazione degli Audaci, e che della città e dei suoi abitanti non si sa e non si vede assolutamente nulla.
Pensate che c'è un treno che definirei addirittura 'fantasma': non si sa da dove arriva né dove deve andare. Non si ferma mai. Non si sa da chi è guidato. E gli unici che ci salgono sono quelli di Audacia che lo prendono letteralmente al volo.
Non saprei come altro definire un tale agglomerato di 'no sense'.
voto: 2
Parente Paolo
mercoledì 7 maggio 2014
Recensioni GDR - Final Fantasy XIII
Bentornati a un nuovo appuntamento
con le Recensioni GDR. Oggi vi voglio parlare di un titolo molto discusso negli
ultimi anni, il primo di una trilogia. Vi dico subito che non ho acquistato il
secondo e il terzo capitolo, vediamo ora il perché.
Quando ho inserito per la prima
volta il blueray nella ps3 ed è partita la favolosa schermata con lo
spettacolare video di introduzione, ero estasiata! Una grafica mozzafiato,
ambientazione stupenda che ricordava molto Avatar, personaggi dettagliatissimi,
che sembrano veri (capelli rosa a parte).
Comincio a giocare, sempre più
emozionata... sarà per questo che la delusione è stata altrettanto grande, dopo.
La trama è decisamente piatta, ve la riassumo in poco: ci sono due mondi in
guerra tra di loro, la supertecnologica e sicura Cocoon (non per altro è un
“bozzolo”) e la pericolosa e selvaggia Gran Pulse, che gli abitanti di Cocoon
temono come se fosse l’inferno... e già questo particolare mi è sembrato molto
forzato dall’inizio. Va bene sfruttare il tema della paura dell’ignoto, ma
l’hanno portata a livelli insostenibili. Comunque, ci sono delle entità
chiamate Fal’Cie, considerate divinità, che sostengono la società e la fanno
progredire. Anche su Gran Pulse ci sono Fal’Cie, ma sono ostili e maledicono le
persone, trasformandole in L’Cie, persone con un marchio che dona loro poteri
magici per portare a termine una missione che - udite udite - non sanno bene
nemmeno loro quale sia! Se non la portano a termine si trasformano in mostri
orrendi e senza capacità cognitive, se invece ci riescono, si trasformano in
cristalli. Wow, che consolazione. Quasi quasi sceglierei il mostro sbavante, al
posto loro.
Come unico indizio, hanno una
visione che dovrebbe fargli capire cosa fare. Mmmh.
Un gruppo di persone random si
ritrovano a venire a contatto con un Fal’Cie di Pulse misteriosamente comparso
su Cocoon e vengono marchiate. La loro missione è distruggere Cocoon.
Costoro sono: Lightning (quella
famosa, sì), la soldatessa la cui sorella Serah è stata marchiata e si è
trasformata in cristallo, che ovviamente rivuole la sorella indietro. Sazh, un
adulto di colore che si trova con Lightning su un treno di epurazione del
Sanctum (una specie di monarchia di tipo ecclesiastico che governa Cocoon) che
in stile Resident Evil deporta e si “occupa” di tutti coloro che sono venuti a
contatto con il Fal’Cie nemico. Ma ovviamente loro non lo sanno, pensano solo
di essere esiliati. Ma il termine epurazione non li fa sospettare niente?
Doppio Mmmmh. Comunque, anche il
figlio di Sazh è un L’Cie (del Sanctum, però) e si trasforma in cristallo (più
in là nel gioco). Che fantasia. Poi c’è Snowe, il fidanzato di Serah, anche lui
rivuole indietro “la cristalla” (perdonatemi, non ho resistito). Snowe è il
leader di NORA, un gruppo di rivoluzionari (un nome un tantino più carino no,
eh?), di cui fa parte la madre del prossimo personaggio, Hope. La madre di Hope
muore per la causa, e Hope si convince che la colpa sia di Snowe, perciò per
buona parte del gioco vedremo questo ragazzino tanto dolce, pacato e carino,
assetato di sangue nei confronti dell’armadio biondo Snowe, che non fa altro
che trattarlo con i guanti per una promessa fatta alla madre in punto di morte.
Hope viene condotto nel Fal’Cie di Pulse da Vanille (che dovrebbe avere 19 anni
ma non li dimostra per niente!), un’enigmatica ragazzina che poi si scopre
venire da Pulse insieme all’amica Fang, personaggio che si aggiungerà tardi al
gruppo, che ha un tatuaggio sbiadito. Queste due, in realtà, sono state
cristallizzate e si sono svegliate senza ricordi (Fang, almeno, Vanille finge
solamente), elemento che dovrebbe essere un gran colpo di scena, ma che perde
molto in quanto nessuno sa nulla di nulla sui Fal’Cie fin dall’inizio. Nemmeno
un’ombra di mistero, direttamente tabula rasa. Anche il fatto che il Patriarca
del Sanctum sia un Fal’Cie egli stesso, che tira le fila di tutto da dietro le
quinte, doveva essere un colpo di scena elaborato, ma sinceramente l’ho trovato
scontato e prevedibile, e il tutto nell’insieme è risultato molto forzato. Non
so dirvi come finisca, perché sono arrivata al punto in cui i personaggi sono
su Pulse, hanno sconfitto il Patriarca e devono tornare su Cocoon per il boss
finale, e non ce l’ho fatta più a continuare. E io raramente getto la spugna.
Anche la trama di Final Fantasy XII era scadente, ma almeno il gioco offriva
tante soddisfazioni sul fronte missioni secondarie.
A parte la trama, sono molte altre le cose che mi hanno deluso: la storia si dipana a capitoli, come un libro, e tu non puoi fare altro che seguirla, avendo davvero poco spazio per sviluppare i personaggi e muoverti, magari cercando di farli diventare molto più potenti prima del tempo (cosa che io adoro fare), andando a visitare aree che dovrebbero esserti ancora precluse. E ciò non è possibile nemmeno ricominciando il gioco da capo. Non ci si può muovere liberamente finché non si arriva a Pulse, verso la fine del gioco. In secondo luogo, la debolezza dei personaggi è disarmante. Nei precedenti FF le evocazioni erano il punto di forza, se invocavi Odino ti tagliava a metà i nemici con zantetsuken, i danni che fa qui invece fanno pietà, lo evochi solo per recuperare gli HP del personaggio. Per non parlare del fatto che può evocare solo il personaggio scelto come leader, e che se il leader muore è game over. Ma quando mai! Triplo, quadruplo Mmmh. I ruoli sono in parte ripresi dai vecchi FF, ma in maniera molto, molto noiosa, per non parlare del potenziamento di armi e accessori e del cristallium (metodo per potenziare i PG), che sono tanto semplici quanto lenti. Nei capitoli precedenti c’erano cose complicatissime da fare, tanto complicate da necessitare di una guida, qui hanno optato per la semplicità, che però richiede un tempo infinito per racimolare soldi, oggetti (non importa veramente quali) e AP per il potenziamento. Gli Mmmh si sprecano.
A parte la trama, sono molte altre le cose che mi hanno deluso: la storia si dipana a capitoli, come un libro, e tu non puoi fare altro che seguirla, avendo davvero poco spazio per sviluppare i personaggi e muoverti, magari cercando di farli diventare molto più potenti prima del tempo (cosa che io adoro fare), andando a visitare aree che dovrebbero esserti ancora precluse. E ciò non è possibile nemmeno ricominciando il gioco da capo. Non ci si può muovere liberamente finché non si arriva a Pulse, verso la fine del gioco. In secondo luogo, la debolezza dei personaggi è disarmante. Nei precedenti FF le evocazioni erano il punto di forza, se invocavi Odino ti tagliava a metà i nemici con zantetsuken, i danni che fa qui invece fanno pietà, lo evochi solo per recuperare gli HP del personaggio. Per non parlare del fatto che può evocare solo il personaggio scelto come leader, e che se il leader muore è game over. Ma quando mai! Triplo, quadruplo Mmmh. I ruoli sono in parte ripresi dai vecchi FF, ma in maniera molto, molto noiosa, per non parlare del potenziamento di armi e accessori e del cristallium (metodo per potenziare i PG), che sono tanto semplici quanto lenti. Nei capitoli precedenti c’erano cose complicatissime da fare, tanto complicate da necessitare di una guida, qui hanno optato per la semplicità, che però richiede un tempo infinito per racimolare soldi, oggetti (non importa veramente quali) e AP per il potenziamento. Gli Mmmh si sprecano.
Ultimo punto a sfavore, e non meno
importante, sono i mal di testa causati dalla velocità delle immagini, che è
cresciuta parallelamente al miglioramento della grafica. Se non sei epilettico
ti ci fanno diventare. Non voglio disgustare nessuno, ma questo gioco mi ha
mandato in bagno a vomitare più di una volta, e in senso letterale. Non
giocherei al secondo e terzo capitolo nemmeno se me li regalassero.
All’inizio pensavo che avrei ripreso
il gioco dall’inizio una volta terminatolo, ma ho molto di meglio da fare e,
oltretutto, non l’ho terminato e non so quando lo farò (SE lo farò).
Il mio voto è 3/10, e quel 3 è per
la grafica assurdamente stupenda. Per tutto il resto lo sconsiglio.
venerdì 2 maggio 2014
Fantasy Cinema
The Amazing Spiderman
Il Potere di Electro [2014]
Quando nel 2010 era stato annunciato l’abbandono della vecchia serie di Spiderman (tre episodi) per “ricominciare” tutto daccapo più di qualcuno aveva storto il naso, soprattutto perché i primi film sull’Uomo Ragno, denominati semplicemente “Spiderman”, erano e restano tra i migliori prodotti della serie Marvel. Quando abbiamo finalmente visto The Amazing Spiderman 1, la verità, un paio di brutti pensieri ce li siamo rimangiati, il personaggio era stato migliorato, reso più coincidente con il fumetto e la “stopposità” di alcune parti della vecchia serie era scomparsa.
Ma perché vi parliamo del primo film quando la presente è la recensione del secondo?
Perché, purtroppo, il secondo film della serie (Il Potere di Electro) sembra un clone del primo, il susseguirsi delle parti della trama, degli accadimenti, delle situazioni intrinseche alla sceneggiatura è una esatta copia del primo, ad esclusione della “nascita” di Spiderman che è stata abilmente sostituita ed integrata con la rappresentazione della sorte toccata ai genitori. Sia ben chiaro che stiamo parlando di un ottimo prodotto sotto ogni punto di vista, regia, recitazione, fotografia e apporto della graphic-computer sono impeccabili, ma durante la visione di tutta la pellicola abbiamo avuto la sensazione di un qualcosa di “già visto”…molto bello ma “già visto”, e questa sensazione viene fissata alla fine dalla morte di Gwen Stacy (Emma Stone) che va a bilanciare quella del padre nell’episodio precedente.
Il personaggio di Electro è abilmente interpretato da Jamie Foxx ma…chi ha letto qualche volta i fumetti dell’Uomo Ragno ricorderà che proprio Electro era uno dei personaggi più “imbecilli” di tutta la serie e con un costume ridicolo, non se ne comprende il perché della scelta con l’infinita rosa di nemici tra cui spaziare. A parte l’interpretazione di Foxx il personaggio ha, però, uno spessore “sottiletta” ed è quasi “divertente” come in un nano-secondo si trasformi da semi-idiota-fanatico ad acerrimo nemico. L’inserimento nella trama di altri due nemici quali Goblin e Rhino versione meccanica non convince, il folletto verde (a parte l’antipatia che genera) non ci è piaciuto e viene liquidato troppo in fretta e facilmente dal nostro eroe, per quanto riguarda Rhino, invece, ci auguriamo che nel prossimo episodio gli venga sradicata di dosso la corazza meccanica e diventi il personaggio che tutti conosciamo…Hulk si arrabbierebbe molto in caso contrario, perderebbe un avversario con cui si è sempre fatto delle ottime “scazzottate”.
In conclusione il film è bello, gradevole e di grande intrattenimento…l’unica pecca è che c’era già.
La nostra valutazione è 8.0
Daniele Fiori
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