mercoledì 4 giugno 2014

Recensioni GDR - Legaia 2: Duel saga

Rieccoci oggi con un nuovo gioco per la rubrica dedicata alle recensioni GDR. Oggi analizzerò il seguito di Legend of Legaia, Legaia 2: Duel saga. Questi giochi non sono molto conosciuti, infatti sono reperibili solo in inglese e, visto che non hanno avuto il successo spropositato di altri titoli, non solo non li hanno tradotti in italiano, ma si sono fermati al secondo capitolo. Un vero peccato, perché offrono davvero tanto in termini di giocabilità e trama. La nostra storia comincia nel paesino di Nohl, con un bel primo piano di una pietra azzurra fluttuante che trasuda l’acqua del laghetto. Si chiama aqualith, ricordatela. La scena si sposta nella casa più grande di Nohl, dove un ragazzo di nome Lang sta beatamente dormendo come un ghiro, quando dovrebbe precipitarsi dal suo padre adottivo e capo del “vigilance corps”, Galvan. Per aver disertato il primo giorno di allenamento, Lang verrà selvaggiamente svegliato da Nancy, la figlia di Galvan, con una bella sferragliata di pentola e mestolo nelle orecchie, e il giocatore avrà l’opportunità di scegliere se far “fare il figo” a Lang, e farlo svegliare senza batter ciglio, o se farlo scattar su spaventato. Scelte del genere su come far comportare il protagonista si ripeteranno spesso nel gioco, e devo dire che ho apprezzato molto, è una caratteristica che dovrebbe esserci in ogni GDR. Comunque, Lang si presenta al suo primo allenamento, che è appena terminato, prendendosi un ceffone da Galvan e attirando l’odio incondizionato di Dein, uno dei compagni cadetti. Galvan lo porterà quindi a fare pratica di caccia contro i mostri nella foresta dei cacciatori. Tutto fila liscio, finche i due non trovano uno dei cadetti, Marcus, gravemente ferito. Dein, invece, è disperso. Galvan è costretto a riportare indietro Marcus, lasciando a malincuore a Lang il compito di cercare e riportare indietro Dein, evitando il pericolo. Lo eviterà? Sì, come no! Trovato Dein, Lang trova anche il primo boss del gioco, una specie di formica mostruosa gigante, che, contro ogni aspettativa, sarà in grado di sconfiggere. Il pericolo sembra scongiurato e tornano trionfanti al villaggio, ma il giorno dopo succede il finimondo: qualcuno ha rubato l’aqualith, fonte dell’acqua del villaggio, ed è fuggito verso hunter’s wood. Il villaggio è spacciato senza la pietra. Galvan parte all’inseguimento, intimando a Lang di restare al villaggio, da bravo novellino. Ma Galvan non torna e Lang disobbedisce. Il colpevole è un uomo tutto muscoli e gli occhi dorati, con uno strano tatuaggio molto simile a quello che Lang ha sul petto da quando è nato. “Occhi d’oro” fa il sedere a strisce a Lang usando uno strano potere, quello dell’Origine, un’entità ancestrale, e Lang va in coma per una settimana. Al risveglio decide di partire alla ricerca di “occhi d’oro”, per recuperare l’aqualith e restituirla al villaggio. Partito dal villaggio, dovrà passare da Gale canyon, dove verrà attaccato da una gorilla, che farà fuori senza tante smancerie, ma... era la “ragazza” di Bubba, un uomo dall’aspetto altrettanto gorilloso e i capelli alla Elvis, scagnozzo di Marienne e Elliot, due fratelli (lei sembra un maiale) capaci di usare gli stessi poteri di “occhi d’oro”, anche loro con un tatuaggio. I due riconoscono in Lang un loro simile, un Mystic, e dalla grandezza del suo tatuaggio suppongono anche che debba essere dei più forti. Lang non ne sa niente e rifiuta di fargli vedere la sua Origine (che non sa di avere), quindi i due lo fanno nero e lo portano nelle prigioni di Darakin, dove Doplin, il sovrano del continente di Legaia, sta raccogliendo i Mystic per assoggettarli alla sua casa: conquistare il mondo! Ma dai! Lang viene torturato e sbattuto in cella con Maya, una ragazza muta che lo cura con Rivas, la sua Origine della vita, e gli fa spiegare da essa (parlano) chi è davvero lui e cosa sono i Mystic. Lang rifiuta la realtà, ma salva Maya e scappano insieme dalla prigione. La ragazza lo porta quindi su Monte Gabel dal maestro di arti marziali Kazan, Mystic dell’origine della terra Deva, che lo prende come suo pupillo e lo fa sottoporre ad alcune prove, tra le quali quella di sfidare la morte per risvegliare la sua Origine, che gli sarà necessaria se vuole sconfiggere “occhi d’oro” e recuperare l’aqualith. Lang risveglia così Galea, la potentissima origine del fuoco. I tre partono, Kazan per salvare la natura che sta morendo. Le battaglie e le varie piste da seguire li portano nelle rovine dell’antica civiltà magica di Kabel, sotto il castello di Darakin, dove Doplin sta conducendo degli esperimenti in combutta con, nientepopodimeno che... “occhi d’oro”, il cui vero nome è Avalon! Ad aiutarli c’è Velna, l’ultima superstite dei Kabel e Mystic di Vestra, l’Origine dello spazio. Un mostro di potere, in pratica. Velna evoca un demone immune agli attacchi fisici per sbarazzarsi di loro, Avalon però è fiducioso nel potenziale di Lang e decide di “giocare” con lui, restituendogli l’aqualith per un motivo che si capirà molto presto. Poi tutti vanno via, convinti che i tre siano spacciati, ma accade l’impensabile: Maya in realtà è una discendente dei Kabel incapace di usare i suoi poteri, che in passato ha sterminato la sua famiglia in un’esplosione di magia incontrollata e ha perso la voce per lo shock. La sola speranza di uscirne vivi risiede in lei. Ovviamente tutto si risolve per il meglio, e Maya impara a controllare la magia. Lang e compagni tornano quindi a Nohl con l’aqualith, e Lang diventa l’eroe che ha salvato il villaggio da morte certa, ma la felicità dura poco. Un’eclissi oscura il sole, cala l’oscurità perpetua che affetta tutti i mostri, facendoli mutare e si potenziandoli esponenzialmente. Oh porc... Solo i Mystic, ormai, sono in grado di affrontarli. Maya suggerisce di parlare con Reym, lo spirito che risiede nel suo villaggio natale per chiedere spiegazioni, ed esso spiegherà loro che Avalon ha “trafficato” con la fornace della creazione, usando le tre sacre gemme di acqua, fuoco e vento (l’aqualith è quella dell’acqua) per cambiare l’ordine naturale delle cose e creare un mondo adatto solo ai Mystic, la razza superiore. Per riportare il mondo alla normalità, c’è bisogno del potere di uno star shaper, colui che è in grado di operare la fornace, e, udite udite, anche Lang ne è in grado. Quindi ogni speranza risiede in Lang, che deve recuperare le pietre e ripristinare l’ordine del mondo. Lang è così costretto a chiedere in prestito l’aqualith alla gente di Nohl e a partire alla ricerca delle altre pietre, che Avalon ha rimesso a posto solo per poter “giocare” con lui. Povero Avalon, da piccolo è stato perseguitato e cacciato con pietre e forconi dagli umani, che odiavano i Mystic per i loro poteri, perciò ora li vuole sterminare. Durante le tante peripezie a loro si aggiunge anche la bella piratessa Sharon, Mystic che possiede l’origine del tuono Arrode, e il gigante Ayne, che non è un Mystic (personaggio utile solo a spostare i massi nelle mappe). La storia si svolge tutta come da copione, e il lieto fine è inevitabile, ma a parte i vari cliché prevedibili, la trama è buona e apprezzabile. Non guastano tutte le varie sotto-missioni, il fatto che i personaggi apprendano varie ricette in giro per il mondo, per cucinare quando si accampano e influenzare le statistiche personaggio, o il fatto che attraverso numerose azioni private (molte delle quali scenette divertenti) possano ricevere dei soprannomi (e ricevere quello finale di Lang, “He of the many names”, colui dai molti nomi, è un’impresa titanica). Insomma, è un gioco che, avendone la possibilità, va assolutamente giocato! Merita un bell’otto, ve lo consiglio! Alla prossima recensione! http://tinyurl.com/maddalenacioce

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel blog